Quindici 1968
Quindici/IO/IV
PER DUTSCHKE OVVERO IL VIETNAM NON È UNA METAFORA Rudi Dutschke, Uwe Bergmann, Wolfgang Lc fèvre, Bernd Rabebl: « La ribellione degli studenti», Feltrinelli, Milano Non soltanto i tre colpi di pistola sparati addosso a Rudi Dutschke, in quella taccia gio vane, mite e intelligente, raccomandano la let tura di questo libro: coi tempi che corrono, quando si ammazza perlino un Luther King, e con l'aria che tira in Germania, nei paese certamente più americanizzato dell'Europa occi aeniaie, uove panare ui manipolazione e di industria della coscienza è un culemismo, dove la stampa e per meta lascista, dove la social democrazia si è resa colpevole dell'accusa di « lascismo di sinistra » rivolta agli studenti (e queste accuse equivalgono sempre, in pra tica, a un « tate pure »), 1 attentato era il meno che ci si potesse aspettare. L'attenuto ha susci tato una dinamica: intanto la naturale reazione degli studenti, che tutti hanno potuto seguire, più o meno, sulla stampa; ma più interessante, in un certo senso, è la dinamica, per cosi dire mentale, della stampa stessa: da un lato, ovvia mente, la solidarietà di quella stampa di sini stra che difficilmente, se Dutschke operasse in questo paese, lo sosterrebbe; al centro, cornerà d'aspettarsi, l'uso di termini come « estremismo » e « radicalismo » in senso se non spregiativo disapprovante (e lasciamo stare le sciocebe accuse di «teppismo»); ma dal l'altro lato, a destra, a destra è bello: perché ai resoconti più o meno veridici, alle notizie più o meno attendibili, si sono aggiunti i com menti, i quali, quando non erano spudorata mente paranoidi, insieme col dissenso e con le preoccupazioni intorno ai destini della demo crazia, manifestavano un consapevole o incon sapevole stupore e un'ipnoiizzata ammirazione: ma come, questi studenti sono anche orga nizzati, hanno le macchine con gii altopar lanti, le manifestazioni sono perfettamente di rette, le tecniche di lotta metropolitana sono molto raffinate, usano perfino gli autobus per cambiarsi d'abito quando la polizia li annaf fia... E' proprio cosi: questi studenti sono organizzati, consapevoli, attrezzati, e l'ammi razione « efficientistica » delia destra deve essere un ammaestramento per la sinistra (per ché altrimenti la destra a cosa serve?): occorre un'organizzazione, occorrono obiettivi politici chiari e concreti, non nebulosamente deliranti come spesso è il caso, e occorre saperli rea lizzare... Ai glossatori che poi farneticano, sulla scia del Cancelliere Kìesìnger. di interferenze della KDT, non si può che consigliare la tri stezza di un viaggetto a Berlino est o a Lipsia: se la meritano tutta. A esser proprio carini, ci si potrà anche soltanto limitare a consigliar loro la meno faticosa e non deprimente lettura del saggio introduttivo di questa raccolta, quello di Uwe Bergmann, che è una pura e semplice storia delia brete Universität, perché lì avranno modo di riflettere su quali possano essere le conseguenze dell'anticomunismo. Per ché in fondo la questione è tutu li: perché esistono gii studenti sovversivi di Berlino? Perché esiste la Freie Universität, che vuol dire Università Libera. Perché • Libera »? Perché la vecchia università di Berlino, la Humboldt, era rimasta a est e quindi era non libera. Perché, effettivamente, gli statuti della nuova università sono abbastanza democratici? Perché altrimenti la truffa sarebbe stata troppo clamorosa. E perché a un certo momento la semplice applicazione delle norme statutarie di un'università fabbricata apposta per le esi genze della « vetrina del mondo libero » di venta rivoluzionaria? Perché, con quel defunto Presidente americano che, mentre invadeva con scarso successo Cuba e mentre mandava soldati nel Vietnam (col successo che tutti hanno avuto modo recentemente di constatare), studiava il tedesco fino a mettere insieme un patrimonio lessicale ricco e raffinato che poteva permettergli di esclamare, di fronte al fami gerato muro (costruito col consenso ameri cano). Ich bin Berliner, con questo presidente la guen-a fredda si raffreddò. A chi legga il terzo saggio della raccolta, quello di Wolfgang Lefèvre, non potrà sfuggire il vero significato dei progetti di riforma; la conclusione che se ne potrà trarre non potrà che essere che que sta: che le contraddizioni che i paradossi della democrazia non sono certamente imputabili agli « studenti sovversivi » o ai « fascisti di sini stra ». bensì, semplicemente, proprio a quella • democrazia » che piace tanto ai cappellani bolognesi promossi all'arcivescovado milanese della stampa italiana. In altri termini, non è colpa degli studenti che un borgomastro social democratico, ora vice-cancelliere della RFT, debba ricevere con tutti gli onori dei caso un personaggio come Ciombe: agli studenti fa schifo, e hanno ragione (si veda il saggio finale di Bernd Rabehl), ma la colpa, o la causa, i delle complicate necessità di correità di chi vuol gestire gli affari del mondo ricco e, nello stesso tempo, gesticolare a sinistra. La que stione è tutta da analizzare nell'ambito di una discussione del concetto, usato così spesso a vanvera da sembrare quasi privo di signifi cato di imperialismo. Ma qui si concludono le considerazioni che riguardano la « destra »; perché tanto, cosa c'è da sperare dalla destra? Che venga tagliata, o che, con gesto mitico, si bruci e non rispunti più. Quel che conta è l'articolazione e la fun zione della sinistra. Perché da questo punto di vista, per noi, soprattutto il saggio di Dut schke su Le contraddizioni del tardo capita lismo, gli studenti antiautoritari e il loro rap porto col terzo mondo (di cui sotto si riporta la parte finale, che non è neppure la migliore) è estremamente istruttivo. In Italia c'è un mo vimento comunista istituzionalizzato; ci sono alcuni partiti socialisti; « a sinistra » di questi schieramenti ci sono: gli ex gruppi di « Classe operaia », di « Quaderni rossi » e di altre pub blicazioni che a un certo momento si sono separati al bivio dell'- entrismo » e del « fuori smo », ci sono gli anarchici, ci sono gli stu denti, ci sono i seguaci del maresciallo Trotzki, ci sono i « cinesi ». ci sono i La Bruyère dei « Quaderni Piacentini », ci sono alcuni ribaldi dominati da agitazione psicosomatica che svo ciazzano « Guevarà », « Hooooo Chi Minh », e altri nobili nomi analoghi, ma in modi tali da far sospettare, oltre che l'ignoranza dcl l'ABC (rivoluzionario e non rivoluzionario), intenzioni autolesionistiche ed evasive. Dal punto di vista di Dutschke. ad esempio, e anzi: da qualsiasi punto di vista possibile, la manifestazione per Dutschke a Milano non è apprezzabile: andare davanti alla sede del « Corriere della Sera » a gridare « Operai, uscite » è cosa perfettamente assurda, ridicola e oltretuiio persino pericolosa, perché gli ope rai avrebbero potuto benissimo uscire e pren dere a schiaffi i dimostranti della prima fila; l'unica cosa da sperare è che il movente, oltre che l'ovvia inclinazione a una sorta di narci sistica metafisica della sconfitta, fosse la mala fede (questo non significa naturalmente che io apprezzi o sottoscriva la denuncia sporta contro i manifestanti). Eppure, anche per questa sinistra, o per il movimento giovanile e studentesco italiano. di ENRICO FILIPPINI
che ora langue ma che rinascerà seguendo i ritrai che gli sono propri, per quel movimento che in fondo, a un certo momento, si è tro vato in difficoltà di fronte al contenuto di parole d'ordine come «potere studentesco», di fronte al problema del collegamento tra la propria lotta e una classe operaia che, in certi discorsi, viene nominata come se fosse lo Spi rito Santo, il saggio di Dutschke può essere di grande utilità, quando egli scrive che « il pro blema dei portatori più coscienti del lavoro politico contro il sistema è... quello di accre scere, con un massimo di chiarilicazione e mediante cinghie di trasmissione organizzative, i diversi gruppi dì coscienza lino alla massima misura attualmente possibile, ed è il problema di rendersi tendenzialmente più supcrllui, senza abbandonarsi all'illusione che le "masse co scienti " sappiano andarsene da sole per la loro " strada... " », o quando parla di « social democratismo di massa », o quando dice che « il Club Repubblicano, i Falchi, ecc. devono essere, più di quanto siano stati finora, cin ghie di trasmissione tra gli studenti e ì sala riati, anche in forma politico-organizzativa », mostra non soltanto che il movimento giovj nue e ormai in grado di tirare le somme di un certo lavoro Tatto e di proporsi obiettivi polìtici precisi e realizzabili (il che può dissi pare la preoccupata impressione che, dopo la campagna anti-òpringcr, il quale ben diilicil mente verrà espropriato, il movimento potesse venire a trovarsi di Ironie a un « vuoto dì finalità »), ma anche che dietro c'è stata una corretta, intelligente impostazione dei problemi e dell'attività. E' agevole indicare qualche punto essenziale: innanzitutto, i richiami a Guevara, a Fanon, al Vietnam, a Mao, a tutta la problematica del terzo mondo e della po vertà, non sono stati esornativi e metaforici; doppiati dalla critica dell'ideologia dei paesi ricchi, per cs. nella forma della critica mar cusiana della « tolleranza pura » a un certo livello sovrastaili urale, o dallo studio econo mico-ideologico dei grandi monopoli dell'opi nione, quei richiami si sono fatti estremamente concreti, permettendo di reimpostare la que stione della lotta di classe su uno sfondo mondiale e quindi di dare un contenuto con creto (che è poi quello che i giornali di destra ravvisano ora, stupiti e ammirati, nel movi mento) alla lotta nelle metropoli. Da questo punto di vista, la lettura di Lenin (del Lenin della profezia sulla Cina e l'India) da parte di Dutschke è di un estremo interesse teorico, come di estremo interesse teorico è la sua let tura di Marx, del Marx, si badi, del Capitale e dei lavori tardi, non del solito Marx giova nile. E sempre da questo punto di vista, è estre mamente interessante vedere come le profezie guevariane di Punta del Esle o di Ginevra si trovino in certo modo confermate dalla scru polosa contabilità delle rivoluzioni negli ultimi anni di McNamara... Un'altra cosa salta agli occhi: contro quella che Dutschke chiama, con espressione purtroppo felice, « razionaliz zazione dell'impotenza », lui e i suoi amici hanno veramente praticato una sistematica autocritica: riguardo agli obicttivi, ai metodi, ai comportamenti, alle tecniche di lotta e alle teorie, che cosi cessano di essere meramente teoriche. Questo ci introduce a un'ultima osser vazione: lungo tutta la trattazione di Dutschke, del Dutschke presentato un po' ovunque come un estremista fanatico, come un energumeno mistico, serpeggia un'idea della rivoluzione come autoanalisi e cerne « autoeducazione all'umanità » che a tratti è di ascendenza addi rittura lessinghiana o ana: come si vede, ce n'è anche per chi tenga alla tradi zione umanistica... Queste cose, e tante altre che si consiglia di leggere nel libretto, con fortano nella convinzione che difficilmente il movimento estremista che Dutschke e i suoi compagni hanno costruito, secondo me non semplicemente approfittando dell'illegalità del Partito comunista, ben difficilmente, a un certo momento, seguendo una traiettoria classica che fu quella, per es., che portò dal Wandervogel alla Freideutsche Jugend alla Hitlerjugend. possa vendersi al miglior offerente o al miglior demagogo: la loro lettura della storia tedesca dallo stato bismarckiano allo stato crematorio allo stato-Nato è troppo lucida e precisa. La sensazione è piuttosto che, di fronte alle in sorgenze fasciste che il sistema, per usare i termini di Dutschke, tardo capitalistico porta con sé. il loro ruolo sarà di ferma opposizione e di forse decisiva liquidazione. LE CONDIZIONI STORICHE PER LA LOTTA INTERNAZIONALE DI EMANCIPAZIONE Ogni opposizione radicale contro il sistema esistente, che con tutti i mezzi ci vuole impe dire di instaurare rapporti in cui gli uomini possano condurre una vita creativa, senza guerra, fame e lavoro repressivo, dev'essere oggi necessariamente globale. La globalizza zione delle forze rivoluzionarie è il compito principale dell'intero periodo storico in cui oggi viviamo e lavoriamo all'emancipazione dell'uomo. I sottoprivilegiati di tutto il mondo rappre sentano la reale e storica base di massa dei movimenti di liberazione, essi soli garanti scono il carattere sovversivo della rivoluzione internazionale. II Terzo Mondo, inteso come il complesso dei popoli che soffrono sotto il terrorismo del meccanismo del mercato mondiale determinato dalle giant-corporations, dei popoli il cui sviluppo venne bloccalo dall'imperialismo, ha cominciato questa lotta negli anni quaranta, con l'impressione e dopo l'esperienza della prima « rivoluzione proletaria tradita » (Trot zki) nell'Unione Sovietica. Differenza decisiva: il carattere di massa e la durata del processo rivoluzionario, che anche nella teoria veniva già concepito come permanente. Una nuova tappa iniziò negli anni sessanta con i rovesciamenti rivoluzionari in Algeria e a Cuba c con la lotta ininterrotta del Fronte di liberazione sud-vietnamita contro la ditta tura di Diem. Solo quest'ultimo acquistò importanza sto rica mondiale per il movimento di opposi zione in tutto il mondo. L'aggressione degli Stati Uniti d'America non era prevedibile. A un certo momento essa avvenne in forma aperta e brutale, allorché i molteplici mecca nismi dcH'« influenza » si dimostravano insuf ficienti ad impedire la vittoria delle forze rivoluzionarie di liberazione nel Vietnam del Sud. La fregatura storica dell'oligarchia ame ricana del potere, più precisamente dell'impe rialismo USA, è consistita proprio nel fatto di aver dovuto smantellare la sua unica « base di legittimazione », l'ideologia anticomunista, per ottenere la possibilità di stroncare i movi menti social rivoluziona ri di liberazione sotto la bandiera dell'anticomunismo. Questa appa rente contraddizione si scioglie quando com prendiamo che l'accettazione dell'ideologia so vietica della coesistenza da parte dell'impe rialismo aveva Io scopo di mantenere, almeno nell'Europa centrale e occidentale, una « zona di RUDI DUTSCHKE
calma » del sistema, di mantenergli le « spalle coperte » per la rapida ed effettiva distruzione dei movimenti rivoluzionari del Terzo Mondo. La « colpa » storica dell'Unione Sovietica sta nella sua totale incapacità di comprendere a fondo questa strategia dell'imperialismo e di risponderle in modo sovversivo-rivoluziona rio, L'aggressione dell'imperialismo USA nel Vietnam, crescente di mese in mese, di anno in anno, si materializzò nei paesi capitalistici sviluppati come « presenza astratta del Terzo Mondo nelle metropoli » (O. Negt), come forza produttiva imclleiiuale nel processo di presa dì coscienza delle antimonie del mondo attuale. Quando, a metà degli anni sessanta, il Viet nam prese vita per noi in relazioni, dibattiti, film e dimostrazioni, noi socialisti rivoluzio nari potemmo in certo qual modo sublimare storicamente il nostro senso di colpa per l'esi stenza del muro e dello stalinismo nella RDT, divulgando la differenza specifica tra la presa del potere con la violenza, ma senza rivolu zionamento delle masse, e la massificazione dell'idea della liberazione sociale, per esempio nel processo della rivoluzione vietnamita. Ma a priori il Vietnam rappresentava qualcosa di più di un mezzo di compensazione o di un supporto per le attività degli studenti di sini stra. 11 significato storico mondiale della lotta del popolo vietnamita, il significato esemplare di questo scontro per le successive lotte contro l'imperialismo, furono molto presto al centro delle nostre discussioni sul Vietnam. Ma il fatto che questo aspetto decisivo potesse pene trare cosi rapidamente nella coscienza degli studenti, ci sembra avere la sua giustificazione materialìstica negli specifici rapporti di produ zione dei produttori studenteschi. Come stu denti, noi abbiamo all'interno della riprodu zione sociale complessiva — anche se in condi zioni diverse da facoltà a facoltà — una posi zione sociologica intermedia. Da un lato siamo una frazione intellettualmente e culturalmente privilegiata del popolo, di fatto però questo privilegio significa in fondo solo frustrazione; frustrazione perché lo studente in formazione, specialmente quello politicamente impegnato, sperimenta tutti i giorni criticamente e talvolta anche materialmente, l'idiotismo delle cricche di politicanti che rappresentano le autorità irra zionali. Per di più questi studenti antiautori tari non hanno ancora assunto nella società alcuna posizione materialmente sicura, sono ancora relativamente lontani da interessi e da posizioni di potere. Questo temporaneo atteg giamento sovversivo degli studenti produce una identila dialettica tra i loro interessi imme diati e gli interessi storici dei produttori in generale. Le vitali necessità di pace, giustizia ed emancipazione possono perciò materializzar si prima che altrove in queste posizioni socio logiche. Ma svilupparono una reale virulenza solo quando gli studenti nel corso della lotta antiautoritaria nel loro proprio milieu istitu zionale, l'università, contro la burocrazia lo cale, si politicizzarono e nello scontro politico lottarono più decisi per i loro interessi e i loro bisogni. Non dev'essere dimenticala l'immedia ta relazione del produttore studentesco col mi lieu della sua formazione. La sua situazione di apprendimento all'università è determinata dalla dittatura degli esami, che sono in cre scita inflazionistica, e dalla dittatura degli or dinari. 1 professori a loro volta sono servi delle Stato. L'attuale statalizzazione dell'intera so cietà costituisce la base per una comprensione della lotta antistatale e ami istituzionale dell'op posizione radicale extraparlamentare. Con ciò il Vietnam perdette molto della sua apparente astrattezza. La mediazione produtti va tra gli interessi immediati e quelli di eman cipazione storica degli studenti antiautoritari può avvenire solo nello scontro, nella lotta pch litica. La politica di restrizioni attuata dalla burocrazia universitaria, gli interventi brutali dell'esercìto anti-guerra-cìviic di Berlino Ovest nelle dimostrazioni, la prolungata, permanente chiarificazione delle contraddizioni sociali, le forme di azione che « violano • sistematica mente le regole del gioco della società borghe se e il processo di apprendimento che in tali azioni ha luogo, crearono lo spirito antiautori tario, un atteggiamento che spingeva in questa direzione anche la rivoluzione e l'educazione e autoeducazione degli uomini. Cosi furono gli stessi dominanti a inculcarci l'atteggiamento antiautoritario. Ma la nostra opposizione non è contro alcune piccole « manchevolezze » del sistema, è piuttosto un'opposizione totale, che si rivolge contro tutto il mondo di vita, fin qui dominante, dello Slato autoritario. II « terrorismo anonimo » della macchina di potere si a tal-sociale è onnipresente in tutte le istituzioni, ma non possiede « alcuna altra for za reale oltre a quella della macchina del go verno » (Marx). La novità della nostra situazio ne consiste nel fatto che noi non accettiamo più quest'ordinamento come una necessità in discutibile e indiscussa, che lo Stato perde sem pre più chiaramente la sua apparenza di im parzialità e si dimostra sempre più palesemente un'« esecrabile macchina del dominio di clas se » (Marx). La Repubblica Federale alla fine del cosiddet to miracolo economico, cioè dopo U totale esaurimento della struttura di forza-lavoro e professionale quantitativa e qualitativa esisten te, è caratterizzata dal fatto che le alte spese statali improduttive, le sovvenzioni ecc., che nel corso del periodo di prosperità la macchina statale in corso di stabilizzazione poteva dare con relativa facilità ai rappresentanti della bor sa di interessati, alla fine del periodo di rico struzione del capitalismo tedesco-occidentale si rivelano « improvvisamente » spese addizio nali per Io più improduttive, pesi morti peri colosi per l'ulteriore sviluppo dell'economia, faux fra'ts della produzione capitalistica. I miliardi di « investimenti non lucrativi » nella sfera dell'istruzione (costruzione di nuove università, scuole, scuole professionali, poli tecnici, ecc.). che sarebbero necessari per la creazione dì una struttura professionale e cul turale qualitativamente e quantitativamente nuova, non sono disponibili, nell'attuale fase del capitalismo tedesco-occidentale, senza un inasprimento dell'inflazione. Per di più l'unità contradditoria dell'apparato complessivo di oli gopoli, burocrazia statal-sociale, partiti, gruppi d'interessi ecc. non viene diretta in senso real mente socia le-complessivo da alcuna « volontà dominante ». L'esistenza di branche produttive stagnanti e incapaci di accumulazione (miniere, agricol tura per esempio), che hanno bisogno della stampella delle sovvenzioni, e la situazione sottosviluppata dei portatori decisivi del pro cesso di accumulazione negli anni settanta, cioè delle branche industriali storicamente nu> ve dell'elettronica, della ricerca spaziale, del l'aereonautica, dell'energia atomica ecc., sona i segni premonitori di un prolungato periodo di stagnazione del capitalismo tedesco occi dentale. La valutazione della situazione socioecono mica della RFT e di Berlino Ovest costituisca la premessa per una discussione politico-stra tegica sul processo del rovesciamento della Re pubblica Federale nel contesto dello scontro in ternazionale tra rivoluzione e controrivolu zione. La « Grande Coalizione ». come ultimo ten tativo disperato da parte delle oligarchie do minanti di « risolvere » le difficoltà strutturali del sistema, urta sempre più evidentemente, nel suo lavoro, contro lìmiti oggettivi, deve trascinare a forza di sovvenzioni la crisi strut turale (vedi la Relazione sulle sovvenzioni), e prepara in tal modo, a lunga scadenza, con
traddizioni più profonde. Possiamo concepirla come il nuovo partito dell'ordine, la cui diretta incombenza è quella di mantenere le masse salariate in stato di minorità e di rovesciare su di esse i costi della crisi strutturale. Nei grandiosi abbozzi di La guerra civile in Fran cia Marx parla dei compiti di una forma del dominio di classe tate che • la sua unica raison d'ètre » sia l'impedimento della «emancipa zione delle masse dei produttori ». Per lui que sta forma è « il più esecrabile di tutti i regimi politici ». In essa si unificano oggi, allo scopo di un comune contenimento delle masse, tutte le frazioni dell'apparato complessivo, gli ex fascisti e certi tipi di resistenti, la burocrazia statal-sociale, si abbracciano la borghesia libe rale, i rappresentanti dei monopoli, i sinda calisti traditori degli operai, i Sickert e Co., si allogano i centri di manipolazione, gli Aug¬ Stein e gli Springer. Insieme essi formano la « società anonima per azioni », il sottile e — se necessario — manifesto terrorismo del dominio di classe del tardo capitalismo. Le diverse fra zioni dell'apparato, della macchina del gover no, celebrano nella Grande Coalizione « l'orgia dei rinnegati ». Cosiddetti resistenti, come Ger stenmaier, ex rappresentanti dei diversi partiti operai, come Brandt (SAPD) e Wehner (KPD), socialdemocratici divenuti cinici ed ex-nazisti, come Kiesinger & Co., vanno a letto insieme, fino a quando le masse, fatte coscienti non li scaccino per sempre. Il compito storico del tardo capitalismo c quello di trasformare le masse in un collettivo che reagisca funzionalmente nell'interesse dei dominanti, di mantenerle utilizzabili ed appli cabili in qualsiasi momento per scopi civili e militari. Ma nella RFT esso può adempiere sem pre meno a questo compilo. 11 periodo di tran sizione, di rivoluzione culturale, che come mi nimo a partire dal 2 giugno 1967 ha mobi litato rilevanti strati all'interno e anche allo esterno dell'università, è ancora ben lontano dall'essere concluso; e ormai potrebbe essere troncato solo dal massiccio e brutale impiego di tutti i mezzi di repressione. La classe dominante si è fortemente trasfor mata. Da un pezzo non coincide più coi pos sessori nominali dei mezzi di produzione. Già Marx (vedi sopra) aveva individuato analitica mente gli accenni della fortuna di una nuova « classe », della « burocrazia industriale ». Questa non elimina la contraddizione fonda mentale della società borghese-capitalistica, ma piuttosto la porta agli estremi, introduce l'ul tima fase della società borghese. In essa tutte le funzioni del capitale sono state • socializ zate », delegate a particolari gruppi e istitu zioni: « Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate, tanto più solida e peri colosa è la sua dominazione » (Karl Marx, // Capitale, 111, 2). Lo sviluppo è andato al di là di questa fase, ha completato la socializza zione repressiva del capitale. Qui stanno la forza e la debolezza del sistema del tardo ca pitalismo. Di fatto esso non lascia nessun gruppo all'esterno del contesto complessivo del la repressione, cerca di dominarli tutti attra verso un « sistema di concessioni nella cornice capitalistica » (Sering). Questa cornice strut turale viene garantita dalla « mutua costrizione dei rapporti ». dalle norme e dalle idee inte riorizzate della società borghese-capitalistica. Ma se una frazione socialmente rilevante dei sottoprivilegiati, al di fuori della « borsa di interessati » in cui ti prodotto sociale viene « distribuito » politicamente, spezza questa « ovvia limitazione degli interessi e dei bisogni nei margini dominanti », allora viene messo in forse l'intero sistema: « Così la rottura della falsa coscienza può fornire il punto d'Archime de per un'emancipazione generale — certo in un luogo infinitamente piccolo, ma dall'amplia mento dì un tale luogo dipende la chance di un mutamento » (Herbert Marcuse: Repressive Toleranz). Proprio questa rottura della falsa coscienza è ciò che noi abbiamo cominciato. Il controllo e l'amministrazione degli individui da parte del sistema vengono messi strutturalmente in discussione dal nostro lavoro politico, dalla nostra chiarificazione, dalle nostre provoca zioni e azioni di massa. Proprio per questo an che i « critici liberali dì sinistra » del sistema, dallo Spiegel alla Zeit, si accingono a una chiara svolta politica contro di noi. Essi com prendono il nascente pericolo per ti tardo ca pitalismo, che diverrà mortale quando riusci remo a risvegliare la spontaneità delle masse salariale, annientata dai partili, mediante una dialettica sempre più effettiva di chiarificazione e azione di massa: « 11 fatto che, dopo il tra dimento della loro burocrazia dal 1914, dopo la trasformazione dei partiti in meccanismi di portata mondiale per l'annientamento della spontaneità, dopo l'assassinio dei rivoluzionari, gli operai mantengano un atteggiamento neu trale verso l'ordinamento totalitario, non è un segno di istupidimento » (Max Horkheimer, Die Juden und Europa). Il ricordo degli ul timi 50 anni del movimento operaio tedesco può avere un fascino solo per l'intellettuale contemplativo. Per le masse essi rappresentano una catena finora ininterrotta di tradimenti de gli intellettuali di sinistra e di destra. Non dobbiamo fare un feticcio della nostra limitazione, storicamente corretta, a] lavoro universitario. Una dialettica rivoluzionaria dei giusti passaggi deve concepire la « lunga mar cia attraverso le istituzioni » come un'attività critico-pratica in tutti i campi sociali; essa ha per meta l'approfondimento critico-sovversivo delle contraddizioni, che è divenuto possìbile in tutte le istituzioni interessate all'organizza zione della vita quotidiana. Non esiste più nes sun ambito sociale che nella fase di rivoluzione culturale del nostro movimento abbia l'esclu sivo privilegio di esprimere gli interessi del movimento complessivo. Il movimento di tiepida opposizione è mor to; la resistenza spontanea, spesso ancora in forme totalmente disorganizzate, è cominciata, è a Francoforte o a Brema, a Berlino o ad Amburgo; noi, il campo antiautoritario, control liamo già gli anelli della catena decisivi per la presa di coscienza degli uomini, le manifesta zioni di chiarificazione all'esterno delle uni versità, le assemblee generali degli studenti uni versitari nelle grandi università, le assemblee degli studenti medi nelle scuole. La enorme quantità di giornali universitari e medi è un momento di mobilitazione e di chiarificazione dell'intero movimento. Dappertutto si formano « avanguardie autonominate », che, del tutto autonome e non organizzate, cioè non mani polate da nessuna centrale, hanno iniziato la lotta, da esse riconosciuta necessaria, contro la manipolazione e la repressione delle capa cità creative dell'uomo. Qui sta la forza di questo movimento antiautoritario, cioè nel fat to che l'attività critico-pratica degli antiauto ritari è la reale espressione dei bisogni e degli interessi degli individui. L'assunzione di una dimensione pratica da parte dei loro bisogni, degli interessi e delle sofferenze, impedisce la monopolizzazione degli interessi storici degli uomini in un partito « rappresentativo » delle masse. Noi controlliamo già anche le strade delle grandi città, ci troviamo già molto bene nella « giungla delle città » (Brecht), ma la reale massificazione dell'idea della liberazione socialrivoluzionaria manca ancora. Nelle aziende industriali si formano già i primi gruppi di base autonomi, che — coordi nati non strettamente agli altri gruppi secondo il orincÌDio dell'aiuto reciproco — riportano nelle aziende i metodi antiautoritari imparati nelle piazze e nelle manifestazioni di chiari
ficazione, e cercano di combattere le costri zioni autoritarie della gerarchia della struttura aziendale. La burocrazia statal-sociale è in tutte le sfere completamente smarrita. Nei conflitti social mente mediati essa vede l'opera di qualche mestatore o un temDoraneo conflitto di gene razioni. Deve personalizzare il problema, dato che per essa la storia esiste solo come opera di « grandi personalità » e le masse sono solo il « materiale » delle « élites ». Le sinistre a loro volta corrono spesso il rischio di assolutizzare in senso quasi metafisico « il proletariato » o « le masse ». di non com prendere la concreta e difficile dialettica della presa di coscienza delle masse, di non com prendere la temporanea separazione tra i grup pi coscienti, radicali e minoritari, e le larghe masse. L'altro nostro pericolo è quello della superiorità intellettualistica, in ultima analisi il timore della capacità creativa delle masse resesi coscienti. Tra queste false alternative c'è la prassi del lavoro di emancipazione sto ricamente corretto. Le vecchie impostazioni del socialismo de vono essere superate criticamente, non annien tate e non artificiosamente conservate. Un nuo vo piano non può ancora esistere, può essere solo elaborato nella lotta pratica, nella conti nua mediazione di riflessione e azione, di pras si e teoria. La scienza rivoluzionaria è oggi ancora possibile solo all'interno del movimen to antiautoritario, come forza produttiva della liberazione dell'uomo dalle forze non comprese e non controllate della società e della natura. Oggi non ci tiene insieme un'astratta teoria della storia, bensì la nausea esistenziale verso una società che chiacchiera di libertà e reprime sottilmente e brutalmente gli interessi e i bi sogni immediati degli individui e dei popoli in lotta per la loro emancipazione economico sociale. Questa dialettica radicale, perché concernen te l'uomo intero, di sentimento e di emozione (Marcuse), ove la teoria rappresenta lé:pres sione divenuta cosciente di questa dialettica, ci tiene oggi insieme più fortemente che mai contro questa società autoritaria statalizzata, e rende possibile una radicale unità d'azione degli antiautoritari, senza programmi di partito e pretese di monopolizzazione. I sottili e brutali metodi e tecniche dell'inte grazione sociale non funzionano più con noi. Il rifiuto sentimentale-emozionale diventa ri fiuto organizzato nella lotta contro le organiz zazioni della violenza proprie del sistema: con tro la burocrazia statal-sociale, contro la poli zia, contro la macchina giudiziaria, contro le burocrazie industriali degli oligopoli ecc., di venta scienza critico-pratica, diventa volontà rivoluzionaria di abbattere le forze produttive autonomizzatc, i disumani meccanismi della guerra e della manipolazione che diffondono quotidianamente nel mondo morte e terrore e quotidianamente possono causare un genoci dio su scala mondiale. SÌ sviluppano nella lot ta nuovi bisogni radicali, come per esempio il desiderio di liberare finalmente dai vincoli del capitale e della burocrazia la totalità delle for ze produttive, che possono liberare gli uomini dal lungo tempo di lavoro, della manipolazio ne e dalla miseria, di sottometterle finalmente con tutti j mezzi al controllo cosciente dei produttori. Ma non facciamoci illusioni. La rete mon diale della repressione organizzata, il conti nuum del dominio non si lasciano infrangere facilmente. L'« uomo nuovo del 21" secolo» (Guevara, Fanon), che rappresenta la premessa della « nuova società », è il risultato di una lotta lunga e dolorosa, conosce i rapidissimi alti e bassi de! movimento; slanci temporanei vengono compensati da • sconfitte » ineludibili. La nostra fase di passaggio, di rivoluzione cul turale, è, nel senso « classico » della teoria ri voluzionaria, una fase prerivoluzionaria; nelle persone e nei gruppi vi sono ancora molte illu sioni, idee astratte e progetti utopistici; è una fase di cui la radicale contraddizione tra rivo luzione e controrivoluzione, tra la classe do minante nella sua nuova forma e il campo degli antiautoritari e dei sottoprivilegiati, non si sviluppa ancora concretamente e immedia tamente. Ciò che per l'America è già una realtà inequivocabile ha anche per noi. con certe dif ferenze, un grande significato: « Non è un'epo ca di sobria riflessione, ma un'epoca di evoca zioni. Il compito dell'intellettuale è identico a quello dell'organizzatore della piazza, a quel lo del renitente, a quello del negro: parlare col popolo e non al disopra del popolo. La letteratura che lascia il segno oggi è la under ground-literature, sono i discorsi di Malcom X, gli scritti di Fanon, le canzoni dei Rolling Sto nes e di Aretha Franklin. Tutto il resto ha il suono del Moyniham-Report o di un saggio nel Time, che spiegano tutto, non capiscono niente e non cambiano nessuno » (A. Kopkind, Von der Gewaltlosigkeit zum Guerilla-Kampf). Noi non abbiamo ancora un'ampia e continua letteratura « del sottosuolo », ci mancano an cora i dialoghi dell'intellettuale col popolo, e proprio dal punto di vista del reale, cioè dell'ira mediato e storico interesse del popolo. Esiste l'inizio di una campagna di diserzione nell'eser cito di occupazione americano, non esiste alcu na campagna organizzata di diserzione nella Bundeswehr. Osiamo già attaccare politica mente l'imperialismo americano, ma non ab biamo ancora la volontà di rompere col nostro apparato di dominio. Compagni, antiautoritari, uomini! Non ab biamo più molto tempo. Nel Vietnam venia mo quotidianamente distrutti anche noi, e que sta non è un'immagine né un modo di dire. Se nel Vietnam l'imperialismo USA riesce a dimostrare in modo persuasivo di essere ca pace di distruggere con successo la guerra ri voluzionaria del popolo, ricomincerà un lungo periodo di dominio mondiale autoritario, da Washington a Vladivostok. Abbiamo una possi bilità storica aperta. L'esito di questo periodo della storia dipende soprattutto dalla nostra volontà. « Se al Vietcong non si allea un Cong americano, europeo e asiatico, la rivoluzione vietnamita fallirà come le precedenti. Uno stato gerarchico di funzionari raccoglierà i frutti che non ha seminato» (Partisan Nr. 1, Vietnam, die Dritte Welt und der Selbstbetrug der Lin¬ ken). E Frantz Fanon dice per il Terzo Mondo: « Su, compagni di lotta, è meglio de cidere subito a modificare la rotta. La grande notte in cui eravamo sprofondati, dobbiamo scuotercela di dosso e dobbiamo lasciarcela alle spalle. II nuovo giorno, che già si mostra all'orizzonte, deve trovarci saldi, desti e de cisi » (/ dannati della terra). Affrettiamoci anche noi, finalmente, verso la nostra giusta rotta. 11 Vietnam si avvicina, in Grecia cominciano a lottare le prime unità del fronte rivoluzionario di liberazione. Gli scontri in Spagna si inaspriscono. Dopo 50 anni di dattatura fascista è nata, nel fronte unito degli operai e degli studenti, una nuova forza rivoluzionaria. Gli studenti medi di Brema hanno dimostrato come nella politicizzazione dei bisogni quoti diani immediati — lotta contro l'aumento dei trasporti — si possa sviluppare un'esplosiva forza sovversiva. La loro solidarietà con le masse salariate, una corretta considerazione delle contraddizioni e la confrontazione con la polizia autoritario-militaristica mostrano molto distintamente quali grandi possibilità di lotta siano contenute nel sistema del tardo capitalismo. Rendere rivoluzionari i rivoluzionari è cosi la decisiva premessa per rendere rivoluzionarie le masse.
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