Transizione 1985

positivismo un referente di significazione quanto mai complesso e articolato (sembra comunque convincente la proposta di Scolari di farvi rientrare, almeno in una fase iniziale della ricerca, « tutte le concezioni che nella seconda metà dell ’ ottocento hanno in trattenuto una collaborazione positiva con la scienza», p. 179). Complessità tale è quella del positivismo che più che di una « filosofia » e di una « scienza » si dovrà probabilmente parlare di più filosofie e più scienze positivistiche. D ’ altra parte, nonostante la suggestiva ipotesi — avanzata da qualcuno — secondo la quale l ’ immagine di scienza enucleata nell ’ età del positivismo sarebbe ancora quella dominante (per cui ci si troverebbe tuttora dentro il positivismo), va ricordato che l ’ Ottocento filosofico, fatta eccezione per l ’ hegelismo e il mar xismo, è stato scarsamente studiato in passato. Nasce così il sospet to che la relativa assenza, il mancato riconoscimento della presenza storica del positivismo da parte della recente cultura italiana, filoso fica e no, sia il segno di una residua mentalità gentiliano-crociana, i cui stereotipi sul positivismo, come è noto, furono elaborati all ’ ini zio del secolo. Se infine si terrà presente l ’ importanza storica che ebbe la cultura estetica positivistica come prospettiva anti-romanti ca si avrà il quadro completo non solo delle difficoltà ma anche del rilievo proprio dell ’ impresa avviata da Scolari. In questa sede non si potrà non partire dal « bellissimo e articolato programma » (L. Anceschi) che la sorte ha voluto fosse l ’ ultimo scritto di Scolari: Estetica e positivismo. Linee di una ricerca (1982), pp. 163-88. Rilevato il caso particolarmente si gnificativo della dichiarata ostilità di Benedetto Croce (pp. 164-71), Scolari chiarisce subito che quello crociano « non è certamente un caso isolato del momento che, se si escludono poche eccezioni, il panorama degli studi appare per molti versi desolante » (p. 172), conseguenza, nella situazione italiana, non solo dell ’ azione ostile del neoidealismo e delle correnti spiritualistiche, ma anche dell ’ atteg giamento fortemente critico del marxismo. E non solo registra la sostanziale assenza di significativi studi sull ’ estetica positivistica, ma denuncia anche un caso di oblio quasi clamoroso: quello di Mario Pilo, che a cavallo dei due secoli tenne l ’ insegnamento di Estetica presso l ’ Ateneo bolognese e le cui opere ebbero una diffu sione europea. Sia chiaro, Scolari non persegue alcuna « riscoperta » o « ritorno » al positivismo; è ben conscio infatti che i rilievi critici, « anche quelli più severi, mostrano di avere solide ragioni e fondate motivazioni, ma richiedono di essere verificati » (p. 174), se non rivisti. Con molto garbo e particolare efficacia Scolari mette in 95

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