Transizione 1985
ti, i diversi livelli della riflessione estetica e le tante prospettive che si intrecciano, Scolari è deciso nell ’ individuare come centrale nel l ’ estetica del positivismo francese il binomio arte-scienza, cui spesso si accompagna quello estetica-scienza. Un rapporto ricco, articolato su diversi piani: trasposizione non solo di tecniche di indagine, mutuazione di metodo, ma anche acquisizione dei dati e delle scoperte delle singole scienze, e ancora influenza diretta della scien za sulle « teorie » degli artisti... Un rapporto per altro non facile qualora si tenga presente che alcune scienze sono ancora allo stato embrionale e che è aperta la questione dello specifico artistico, della pur necessaria distinzione di « spirito scientifico » e « spirito esteti co ». L ’ individuazione del nesso arte-scienza sembra comunque permettere un riscatto del termine « positivismo ». « Lo invera riqualificandolo come possibile criterio storiografico capace, nelle sue specificazioni e determinazioni, di connotare tutte quelle teorie che, sulla base di un rapporto di fiducia con la scienza, hanno avuto l ’ ambizione di scoprire leggi e cause, di spiegare origine e genesi dei fenomeni artistici, hanno stimolato la filosofia dell ’ arte a ridefinire i propri statuti, a immaginarsi “ scienza dell ’ arte ” (p. 188). L ’ esteti ca del positivismo francese, così caratterizzata, presenta una pro blematica ben lungi dall ’ essere esaurita, e che induce piuttosto alla rivisitazione e alla rilettura, oltre le censure e gli ostacoli frapposti in passato. E proprio sulla cultura estetica del positivismo francese si è appuntata l ’ attenzione di Scolari producendo i migliori frutti della sua attività di studioso: nei lontani anni sessanta una inedita « ipotesi per Ippolito Taine » e successivamente un ’ ampia e attenta rilevazione della poetica di Zola. Si diceva in precedenza che una delle indicazioni metodiche della « fenomenologia critica », attivata con abilità da Scolari, è rappresentata dalla epoche o sospensione del giudizio, e appunto il caso di Taine, l ’ antinomia interpretativa cui ha dato luogo (una immagine che lo descrive tutto positivista di contro a un ’ altra che lo raffigura tutto hegeliano-spinoziano) sembra richiedere un supera mento delle contrastanti interpretazioni ponendo l ’ indagine su nuo ve basi. Scolari, respinta la comoda soluzione offerta dall ’ immagine di un Taine eclettico, tenta di ipotizzare un « nuovo » Taine utiliz zando come espediente di lavoro la critica husserliana al positivi smo. Non vi è alcun dubbio che nel tempo in cui Taine operò, la scienza stesse ormai informando di sé ogni campo di indagine e di attività umana. Taine, dotato di una solida educazione scientifica, condivide pienamente la fiducia che gli uomini colti del tempo 97
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