Transizione 1985
riponevano nella scienza (« la science est l ’ ancre qui fixe l ’ homme — sono sue parole — la science est infaillible »). Il possesso di una cultura scientifica di prima mano permise a Taine di sottrarsi al curioso destino di altri positivisti che — come fu detto — gridavano alte le lodi di scienze di cui erano in genere orecchianti, e al tempo stesso gli consentì di partecipare al clima positivistico con la coscienza dei limiti della posizione comtiana e dei pericoli insiti nell ’ ottimismo sorto dai successi della scienza. È a questo punto che si pone la questione se Taine fu un positivista. La risposta di Scolari è che se Taine si mosse entro un orizzonte « positivo » pure egli intese « continuamente proiettarsi oltre, in quanto tale orizzonte gli appariva riduttivo rispetto ad alcuni pro blemi fondamentali della filosofia » (p. 29). L ’ atteggiamento tenuto rispetto alla problematica della causalità permette di cogliere adeguatamente le differenze tra Taine e il positivismo « ortodosso », « ufficiale ». In breve si può dire che per i positivisti la ricerca sulle cause, sulle cause prime in particola re, esula dal campo della scienza, le cui conoscenze sono sempre limitate e relative; secondo Taine invece esiste un rapporto analiti co tra essenza e manifestazione, tra causa ed effetto, e proprio sull ’ identità di causa ed effetto fuò fondarsi una scienza capace anche di conoscenze assolute ed universali. Scolari, dopo aver esaminato i rapporti tra Taine e Comte e Stuart Mill (p. 34 sgg.), può affermare, infrangendo immagini stereotipate e schemi prestabiliti, che « Taine vive e sente profon damente l ’ esperienza positivista (...), ma nel contempo non accetta la riduzione positivista della scienza ad una scienza di fatti » (p. 44). Certo, uno dei pilastri del metodo di indagine fatto valere da Taine è costituito dall ’ ^^Zzri, già sperimentata con successo in biologia, in botanica, in zoologia, che vuol essere estesa alle scienze morali e alla letteratura, nella convinzione che i diversi livelli del reale richiedano una unica metodologia di ricerca. (E qui forse andrebbe rilevato un punto significativo di consonanza tra l ’ autore dei Philosophes classiques e il positivismo in generale, ma anche quella che sembra essere la carenza più seria di tutto il positivismo: il suo monismo metodologico, l ’ attitudine in qualche modo riduzio- nistica). L ’ altro, ineliminabile momento della scienza è costituito dall ’ astrazione (cfr. p. 54 sgg.), giacché la via sperimentale non esclude quella deduttiva: se i fatti semplici competono all ’ analisi, quelli complessi spettano all ’ astrazione, che considera la natura come un sistema di leggi. 98
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