Transizione 1985

Nello sforzo di una considerazione unitaria della natura, ritiene Taine, i metafisici tedeschi, Hegel in particolare, si sono particolar mente distinti, tuttavia ad essi è mancato l ’ ausilio della scienza e l ’ attenzione per l ’ esperienza, per cui il tentativo è nella sostanza fallito. Alla metafisica, a Hegel soprattutto, va riconosciuto il meri to essenziale di aver indicato la meta finale del filosofo: la costruzio ne di una filosofia come scienza totale di cui le scienze siano rami particolari. La metafisica deve farsi essa stessa scienza. A questo punto si può dire che l ’ « ipotesi » di Scolari, dopo l ’ iniziale messa tra paren tesi di immagini unilaterali e riduttive, si conclude nella restituzio ne di un ’ immagine variegata di Taine, « uno dei più attivi protago nisti della civiltà “ borghese ” del secondo ottocento, della quale egli presentiva acutamente la progressiva ed ineluttabile disumaniz zazione » (p. 68). Se nel caso di Taine lo studio di Scolari si è mostrato « prope deutico » all ’ analisi della sua estetica, nel caso di Zola è offerta un ’ articolata disamina della sua poetica (pp. 69-161). Qui ed ora non è possibile riprendere in maniera adeguata il discorso di Scolari che coinvolge una serie di nodi di rilevante interesse storiografico e critico: il problema del romanzo, la questione della collaborazione tra arte e scienza, il realismo e il naturalismo, il nesso di « impe gno » e autonomia dello scrittore, e infine il rapporto poetica-opere. Il caso di Zola è tra l ’ altro particolarmente significativo ai fini di una reimpostazione del nesso opere-poetica: infatti da diverse angolazioni e in termini diversi è stato più volte proposto un rapporto di distinzione, se non di conflittualità, tra opere e « ideo logia » zoliane. Secondo Scolari si tratta del riproporsi di un pre giudizio antico e inaccettabile, che ignora per altro la centralità che il riscatto della riflessione pragmatica ha assunto nell ’ estetica con temporanea. In Zola riflessione e produzione si correlano dinami camente, la teoria del romanzo « nasce dal fare, si dilata e si irrobustisce entrando in contatto con altre forme di pensiero (filo sofia, scienza, politica, ecc.) da cui trae alimento ed impulso » (p. 102). Il punto più alto della riflessione di Zola è raggiunto con Le roman expérimental (cui è dedicato il primo dei due saggi zoliani, già apparso come introduzione all ’ edizione italiana de II romanzo sperimentale, 1980), che comunque non segna il punto finale e riassuntivo: a oltre dieci anni di distanza egli si disporrà a una rivisitazione critica della propria dottrina, avvertendo i muta menti della situazione e cercando di reagirvi (su tali messe a punto 99

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