Transizione 1985
in quanto si interveniva in una realtà — la scuola — già consolida ta a livello di immagine corrente e la si potenziava (anche se la politica degli enti locali più illuminati non si muoveva secondo questi intenti di recupero). La scuola integrata, anche quando non è diventata tempo pieno ed ha continuato a esser gestita dall ’ ente locale, si è diffusa pure in territori la cui amministrazione non aveva sostenuto politiche pedagogiche molto avanzate, ha accolto bambini di classi sociali diverse, si è emancipata da meri livelli custodialistici. Diverso è stato il caso dell ’ asilo-nido che per legge è gestito dal Comune. Nato da esigenze soprattutto di un ’ utenza femminile lavoratrice, agli inizi degli anni ’ 70, esso aveva dietro a sé un ’ immagine « forte » al negativo, di luogo di custodia con pre valenti preoccupazioni sanitarie (l ’ asilo dell ’ ONMI), ed era ostaco lato da un ’ ideologia familistica che sosteneva — e tenacemente sostiene a tutt ’ oggi, suffragata anche da teorie recenti di stampo etologico circa l ’ attaccamento madre-bambino 2 — che il bambino piccolo va allevato dalla madre, nel milieu domestico e che, allon tanato anche per brevi tempi da esso, rischia sindromi da « carenza di cure materne ». Iniziare un servizio educativo per la primissima infanzia significava pertanto non solo inventarlo quasi ex novo nei suoi aspetti organizzativi e soprattutto pedagogici, ma anche — e non era e non è cosa da poco — sfatare immagini obsolete che hanno radici in ideologie complessive di monopolio educativo della famiglia e di primato pedagogico della madre. E se nel caso della scuola integrata, l ’ idea che si metteva in atto era meno radicalmen te nuova rispetto a pratiche già in corso, non si configurava come opposta all ’ immagine comune della scuola, semmai la corroborava e perfezionava, nel caso degli asili-nido il messaggio con cui si dichia rava l ’ offerta era più difficile da strutturare: doveva convincere e smentire insieme, dimostrare che c ’ era una pedagogia della primis sima infanzia (e non si è riusciti a farlo nemmeno oggi) che non è solo un insieme di cure fisiche e di gesti di affetto, e che intercorre tra il bambino e molti adulti, in forme di socializzazione peculiari e anticipate rispetto ai traguardi tradizionali. C ’ era, in altre parole, in gioco una serie di operazioni molto complesse che abbisognavano di tempi lunghi per venir messe a punto e condotte a buon termi ne: occorreva fare un ’ analisi più attenta e prospettica non solo delle resistenze ideologiche cui si è fatto cenno, ma dei bisogni reali dell ’ utenza (un pubblico femminile alla vigilia di massicce espulsioni dal mercato del lavoro), di tendenze demografiche già in 105
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