Transizione 1985

atto (caduta del tasso di natalità iniziata già alla metà degli anni ’ 60); ed era necessario trovare, formare, riciclare, sfruttare la pro fessionalità di una forza-lavoro intellettuale con competenze peda gogiche e psicologiche e talora anche sanitarie prossime, ma non per questo in tutto e per tutto pertinenti al progetto che si inten deva mettere in atto; di una forza-lavoro sempre più disoccupata e alla ricerca di un impiego. 2. Nuovi « campi » educativi Appunto qui, nel reclutamento e nella formazione sul lavoro del personale per i nuovi servizi sta un ulteriore livello — una terza potenza potremmo dire — di questa pedagogia dell ’ ente loca le. Iniziando nuovi servizi in chiave educativa — e servizi fino allora inediti — occorreva non solo idearne e metterne a punto il progetto, ma anche trovare, formare, aggiornare, sostenere chi li gestiva nella quotidianità, chi eseguiva la formazione e l ’ aggiorna mento, operava il sostegno, aiutava a mettere in pratica il progetto stesso; trovare modalità organizzative solide ed efficaci per questo lavoro. Un intero capitolo formativo si apriva in questo modo, che riguardava quelli che in gergo amministrativo sono chiamati « ope ratori di primo livello » (educatori di asilo-nido e di scuola dell ’ in fanzia, animatori del doposcuola e del tempo libero infantile e giovanile, operatori dell ’ handicap nei centri post-scolastici, inse gnanti della formazione professionale, educatori di adulti) e di « secondo livello » (psicologi e « formatori di formatori », medici dei consultori e sociologi). Tutti questi nei nuovi spazi educativi dell ’ ente locale erano chiamati a un uso diverso della loro profes sionalità di base: maestre destinate a istruire bambini dai sei anni in avanti si confrontavano con un ’ infanzia molto più piccina o si trovavano a gestire esperienze dove si educa nel gioco o si realizza l ’ integrazione scolastica di soggetti « diversi »; studenti in cerca di occupazione lavoravano e si formavano in realtà dove quasi tutto andava escogitato, dalle metodologie agli attrezzi alle modalità del l ’ incontro. Si trattava di figure professionali — e sociali e culturali (l ’ uomo nel nido e nella scuola materna è il caso più eclatante; ma anche il medico che si fa educatore nei consultori, lo psicologo che si investe di compiti didattici, il sociologo che riflette su metodolo 106

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