Transizione 1985
gie educative sono altrettante novità) — che individuavano spazi diversi da quelli tradizionali in cui esercitare — e diversificare e integrare — le loro competenze acquisite nei curricula « classici », o, e più spesso, che trovano uno sbocco lavorativo, altrimenti sempre più difficile, in contesti cui la loro formazione di base (talora anche specialistica) non era originariamente destinata. Ma non bisognava soltanto reperire, riciclare, attivare personale adatto ai nuovi compiti; occorreva anche realizzare sul piano materiale e organizzativo, istituzioni ad hoc (e i problemi non erano pochi, in primo luogo per gli architetti cui spettava di realizzare l ’ edilizia dei nuovi nidi, dei campi gioco, di allestire gli spazi scolastici in grado di ospitare anche handicappati), mettere a punto degli « apparati di produzione, riproduzione, celebrazione » 3 quali periodici, articoli, testi e filmati che riferissero di esperienze, seminari e convegni 4 . In altre parole, questa specifica dimensione della pedagogia dell ’ en te locale si veniva definendo con un nuovo e articolato mercato del lavoro intellettuale che era anche un centro di formazione profes sionale squisitamente pedagogico e di produzione di « beni educa tivi », il quale tendeva a sostituire — e sempre più spesso riusciva a supplire — i mercati tradizionali, progressivamente in crisi. Un mercato del lavoro nuovo, dalle esigenze ancora imprecisate e labi li, in cui molto era affidato all ’ in venti vi tà dei nuovi operatori a partire dalla messa a punto degli specifici progetti pedagogici volu ti dagli amministratori, ma da essi affidati agli « specialisti ». E un mercato di lavoro non solo poco definito, ma anche precario: per ché le assunzioni diventavano sempre più difficili, e le consulenze sempre più disagevoli. Ciononostante, è stato nei « luoghi » pedagogici delle ammi nistrazioni periferiche che si sono istituiti, nel decennio ’ 70/ ’ 80, dei nuovi « campi » di competenze e di lavoro pedagogico, che a loro volta sono diventati occasioni formative, luoghi di preparazio ne, tirocinio, riciclaggio di sapere e di forza-lavoro intellettuale altrimenti disoccupata, sottoccupata, impegnata in professionalità affatto diverse da quelle cui si credeva destinata, di una forza-lavo ro che rischiava di andare perduta (si pensi ai destini occupazionali così difficili e alienanti dei diplomati delle scuole e degli istituti magistrali e di buona parte dei laureati delle Facoltà di lettere e di magistero). Sul costrutto di « campo », di cui propongo l ’ adozione per in terpretare il complesso fenomeno delle pedagogie dell ’ ente locale, 107
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