Transizione 1985
te artistiche, che, soprattutto in una congiuntura di scarso impiego quale l ’ attuale, i giovani (e anche i meno giovani) esercitano di frequente prima di assumere un lavoro se non stabile, pur sempre definito, o mentre ne esercitano uno a tempo parziale. In altri termini, il « campo » è un mercato di scambi culturali, uno « spazio sociale » in cui si elabora una produzione sempre più specializzata, in concorrenza con altri « campi » analoghi 29 . In ogni caso, la dinamicità dei « campi » è conflittuale non solo per dialet tiche di gruppi sociali, ma anche e soprattutto per lotte di compe tenze « riguardo ai titoli che danno diritto all ’ esercizio di una pro fessione e al mezzo legittimo dell ’ esercizio della stessa. [Tali con flitti] oppongono agenti dotati di titoli di legittimità diversa [...] com ’ è il caso di professioni per buona parte di creazione recente che, in quanto offrono un inquadramento ‘ sociale ’ (assistenti socia li, consiglieri in fatto di economia familiare, personale che segue gli affidi ecc.) o dei servizi educativi (educatori specializzati, educatori degli istituti di rieducazione ecc.), culturali (animatori, educatori di adulti ecc.) o medico-psicologici (consiglieri familiari, puericultrici, tecnici della riabilitazione), hanno in comune il fatto di non defi nirsi se non nella e grazie alla concorrenza che li oppone e nelle strategie antagoniste per mezzo delle quali esse mirano a trasforma re l ’ ordine stabilità per assicurarsi una collocazione riconosciu ta » 30 . 3. Per una deprivatizzazione dei «campi» educativi Bourdieu e gli altri studiosi citati non considerano — sarebbe lungo discutere qui i motivi di tale omissione — i meccanismi della legittimazione che agiscono nei « campi ». Ma credo che sia inne gabile che al loro interno e al di là di essi operino dei dispositivi di potere che confermano o viceversa impediscono la produttività dei nuovi agenti; che si diano delle istituzioni che non sono intrinseche alla specificità dei « campi », ma che, non investite direttamente dalle lotte che vi si svolgono, hanno in essi una funzione regolatri ce, di riconoscimento e di autenticazione, o, viceversa, di smentita. Dell ’ azione di questi dispositivi occorre tener conto non solo per il costituirsi dei « campi » ma anche per il loro trasformarsi e il loro disfarsi. Ili
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