Transizione 1985

Traducendo con questa integrazione lo schema interpretativo proposto da Bourdieu e dagli altri studiosi del Centre de Sociologie Européenne nel caso dell ’ operatività pedagogica dell ’ ente locale, lo si può utilizzare nel senso che tali « campi » che si creano congiun tamente sotto l ’ urgenza di dinamiche socioeconomiche (persone espulse dal mercato del lavoro, giovani in cerca di prima occupa zione, studenti che lavorano a tempo parziale), per la ricerca di nuovi sbocchi lavorativi (diplomati di scuole e istituti magistrali, laureati di facoltà tradizionalmente volte a preparare insegnanti, assistenti sociali, psicomotricisti, logopedisti psicologi ecc.) e per la crisi di agenzie e istituzioni tradizionali che avevano una colloca zione centrale in campi finitimi (in primo luogo la famiglia) ri schiano di venire vanificati. Si è detto come i progetti formativi di molte amministrazioni locali siano stati nuovi rispetto agli inter venti pedagogici tradizionali, abbiano integrato l ’ azione domestica e scolastica e abbiano cercato di tradurre in termini educativi il vec chio stile assistenziale ereditato dai patronati e dalle istituzioni filantropiche. Essi hanno avuto quindi bisogno di operatori nuovi, in grado non solo di dar loro realtà, ma anche, pregiudizialmente, di metterli a punto sul piano del progetto. Tali operatori sono stati individuati in quegli agenti che premono alle frontiere degli spazi politico-educativi tradizionali, alla ricerca di collocazioni proprie, capaci — o desiderosi — di quelle « ridefinizioni creative » non solo dei destinatari della loro azione, ma anche delle azioni stesse cui essi si impegnavano. Sono venuti a crearsi in tal modo, nell ’ am bito delle iniziative dell ’ ente locale, dei « campi di produzione », vissuti da coloro che vi operavano come dei mercati capaci di as sorbire la loro forza-lavoro e di fungere da luoghi di smercio dei loro prodotti. Per un certo verso non si è trattato di una percezio ne illusoria: tra l ’ inizio e la fine degli anni ’ 70 si sono consolidate in forme stabili delle possibilità di lavoro per questi nuovi agenti del « campo » educativo, e le pedagogie di molti enti locali hanno avuto una stagione fruttuosa e originale. Nuove competenze pro fessionali hanno potuto definirsi, collaudarsi, esprimere i loro ap porti più nuovi; le scuole dell ’ infanzia di Reggio Emilia e di altre città emiliane, le iniziative parascolastiche di tanti centri toscani e umbri, la politica milanese per l ’ educazione degli adulti, sono gli esempi più noti, non gli unici casi. In essi sono nate figure profes sionali originali, grazie a intelligenti riconversioni di competenze previe, allo sfruttamento di abilità acquisite in attività spesso di 112

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