Transizione 1985

letteratura contemporanea sul potere, sul conflitto e sulla coopera zione. Accanto alla deliberazione di mettere a confronto teorie di diversa provenienza si colloca, in funzione complementare, il pro posito di scandagliare il linguaggio quotidiano della politica, nella consapevolezza che quanto i codici linguistici della scienza tendono ad isolare in un ghetto ideologico sia in realtà rivelatore di dimen sioni del conflitto, della comunicazione e dell ’ identità su cui a volte sembra essere comodo sorvolare. Di qui una notevole attenzione alle « parole », ai significati intuitivi, ai concetti di più immediata rilevanza pratica, insomma alle dimensioni illocutorie e perlocutorie (per riprendere le categorie di Austin) del linguaggio. L ’ esigenza di garantire possibilità di osmosi, e quindi di intesa, « tra il linguaggio quotidiano, il linguaggio-azione dei politici e il linguaggio riflettuto della scienza sociale » è proclamata fin dalla prima pagina dell ’ in troduzione. E subito si risale dalla premessa di metodo alla questio ne sostanziale. « Non c ’ è da scandalizzarsi della polivalenza, mani- polabilità, imprecisione dei linguaggi della politica. Sono l ’ altra faccia della sua natura “ polemica ” . Le parole non sono semplici mezzi di lotta ideologica. Sono sottili strumenti di aggiustamento delle identità. Fanno parte integrante del gioco strategico tra gli attori » (p. 7). Già in questa breve citazione è contenuta la chiave di lettura che permette di accedere nella maniera più rapida al problema di fondo dell ’ intero lavoro. Lo spazio entro cui si muovono le rifles sioni di Rusconi è delimitato da un lato dalle dimensioni dialogiche e comunicative dell ’ agire umano, dall ’ altro dai confini estremi della conflittualità, dove ogni sforzo d ’ intesa lascia il posto all ’ impiego della violenza. La teoria politica contemporanea si è mossa solita mente sui binari fissati da questa contrapposizione e si è soffermata sovente sulle posizioni estreme. Da una parte il dialogo e la prassi orientata all ’ intesa, dall ’ altra la violenza e la guerra. Ciò che impor ta ora esplorare è invece la zona intermedia, dove le strutture sociali e le interazioni degli individui sono un impasto di coopera zione e conflitto, di comunicazione e di violenza, di consenso e di frode. Ma per condurre a buon esito questo programma di ricerca è indispensabile un aggiornamento degli strumenti concettuali, che permetta di evitare la divaricazione, in fondo sterile, tra filosofie dialogiche e polemologie iperrealistiche. Habermas e Schmitt sono gli estremi fra cui occorre mediare. L ’ uno ha fornito con la sua teoria dell ’ agire comunicativo un impo 118

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