Transizione 1985
nente contributo alla comprensione del mondo normativo e in particolare del dominio morale in un ’ età di razionalizzazione e di secolarizzazione. Ma non sembra con questo aver apprestato catego rie adeguate all ’ indagine della dimensione politica. La sua tipologia delle forme d ’ azione, comprendente l ’ agire teleologico (o strumenta le), l ’ agire regolato da norme, l ’ agire drammaturgico (o espressivo) e l ’ agire comunicativo, lascia per molte ragioni insoddisfatti. Il più importante motivo di questa insoddisfazione va senza dubbio indi viduato nel posto marginale e subordinato riservato alla categoria dell ’ agire strategico, la quale per Habermas altro non è che una va riante dell ’ agire teleologico-strumentale, che si presenta quando nel calcolo dell ’ attore entra in gioco l ’ attesa di decisioni altrui. Con questa insufficiente concettualizzazione dell ’ interazione strategica una teoria della politica deve invece fare i conti. Con la definizione del criterio del politico, Schmitt ha per parte sua focalizzato la massima intensità del conflitto, vale a dire quella situazione in cui ne va della possibilità della distruzione fisica del nemico, finendo così per orientare la riflessione politica prevalen temente sul caso estremo, il ricorso alla violenza come ùltima ratio. In questo modo Schmitt resta però prigioniero di un ’ operazione tanto audace quanto in definitiva inconcludente: il rovesciamento nel suo opposto della formula clausewitziana della « guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi ». Operando tra questi due estremi alla ricerca di una scala di posizioni intermedie — capaci fra l ’ altro di orientare in concreto il lavoro della sociologia — Rusconi individua nella categoria di minaccia il fulcro teorico di un ’ analisi consapevole del polimorfismo e dell ’ ambivalenza dei processi sociali di cooperazione e conflitto. Alla definizione del concetto di minaccia egli perviene attraverso un percorso analitico che ha la sua direttrice nell ’ idea della comple mentarietà di comunicazione e ostilità intrinseca ad ogni agire politico. Ciò risulta già dall ’ enumerazione dei contrassegni fattuali di ogni situazione sociale caratterizzata dall ’ esistenza di una minac cia. « Innanzitutto c ’ è la presenza di controparti, avversari o nemici che hanno interessi incompatibili. C ’ è quindi l ’ intenzione di modifi care il comportamento dell ’ altro a proprio vantaggio con un ’ azione ostile. Ma la peculiarità di tale ostilità non consiste nel ricorso effettivo alla forza, bensì nel far balenare la possibilità di ricorrer vi » (pp. 169-70). Nella presentazione e nell ’ uso che Rusconi ne fa, la categoria di minaccia sembra assumere il carattere di concetto-chiave di una 119
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