Transizione 1985
teoria dell ’ agire strategico, secondo una sollecitazione proveniente da quello che resta uno dei più importanti contributi contemporanei alla teoria politica, Thè Strategy of Conflict di Thomas Schelling. Essa serve a liberare l ’ analisi sociologica del conflitto dalla tenta zione ricorrente di assolutizzare in dualismi ideologici o comunque poco corrispondenti alla realtà fratture e contrapposizioni d ’ interes si e di indentità che si trovano ad ogni buon conto sempre inserite in un tessuto di posizioni sociali interdipendenti. Un approccio di questo genere favorisce pertanto ogni tentativo di concettualizzare passaggi e trasposizioni dal codice della guerra al codice della trattativa. Assunta questa chiave di lettura, tutto il lavoro può essere visto come una raccolta di materiali e una selezione di argomenti per una teoria dell ’ agire strategico, di cui per altro è dato intravedere qui soltanto alcune linee generali di sviluppo. Anche le riflessioni sullo « scambio politico », che occupano i due primi capitoli dell ’ opera, non posseggono una loro compiuta autonomia ma servono piuttosto a circoscrivere e a suddividere teoricamente uno spazio di interazio ni complesse tra attori sociali eterogenei; a isolare, per così dire, un terreno di coltura per la modellistica e per l ’ analisi sistematica delle forme di agire strategico. Si può anzi affermare, più in generale, che le frequenti esemplificazioni su temi e problemi d ’ immediata attua lità, dai dibattiti sul costo del lavoro a quelli sulla riforma della Costituzione, che così massicciamente hanno contribuito a mettere in circolazione (o in libera uscita) nozioni come « scambio politico » o « decisionismo », servono in realtà a Rusconi da banco di prova per la nuova cassetta di strumenti teorici che viene approntando. Più che l ’ esposizione, che necessariamente risulterebbe fram mentaria, delle modalità d ’ impiego di quegli strumenti nel corso di analisi ricche e sempre stimolanti, interessa in questa sede formula re qualche considerazione critica sull ’ impianto teorico generale del lavoro o segnalare quelle che, in vista di una teoria dell ’ agire strategico, potrebbero apparire lacune pregiudizievoli per la tenuta del disegno complessivo. Innanzitutto, un ’ assenza: il concetto di interesse, che, nella galleria degli « elementi di sociologia politica » qui presentati, non figura fra i protagonisti, a fianco, come pur dovrebbe, di categorie quali identità, autorità, scambio, decisione, minaccia. Per quanto apprezzabile possa risultare l ’ abbandono di alcuni luoghi comuni della scienza sociale di derivazione marxista, non sembra possibile, almeno a chi scrive, il decollo di una teoria dell ’ agire strategico che non tenti una più precisa concettualizzazio 120
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