Transizione 1985

scriminazione di fatto, fra le classi, nell ’ uso disuguale della città (chi ha più possibilità finanziarie si può consentire un uso più privilegiato della città, dell ’ abitazione, del quartiere, dei servizi, ecc.), aumenta il peso relativo della discriminazione sessuale nell ’ u so della città. Ciò deve far riflettere nell ’ elaborazione del nostro progetto di città futura, in quanto la città che ci si prospetta, la città terziaria e ancor più la città tecnologica, in quanto sede di processi ancor più selettivi e di specializzazione, accentuerà questa discriminazione. La seconda considerazione riguarda il contributo specifico e fondamentale che la donna, in quanto « consumatore meno conta minato » della città, in quanto soggetto portatore di valori d ’ uso diversi e positivi, potrà portare alla costruzione di una città futura più umana e vivibile. Contraddizioni analoghe a quelle di livello urbano si rilevano, scendendo di scala, a livello di quartiere e di abitazione. L ’ accusa di non identità urbana e sociale che viene rivolta in generale alla periferia, riguarda per buona parte anche la realtà dei centri emilia ni. Qui sono stati realizzati, come si diceva, quartieri e insediamenti residenziali civili e attrezzati, ben serviti da infrastrutture, ma nonostante ciò il centro storico rappresenta, nel confronto e in tutti i casi, ancora e di gran lunga, l ’ ambiente urbano più valido, più ambito, più vivibile; non tanto per i ’ suoi valori storico-architettoni ci o per l ’ alta presenza di servizi qui concentrati, ma soprattutto per gli indiscussi e forti elementi di socializzazione ed aggregazione che il vecchio tessuto residenziale consente e offre a chi lo abita. Questo primato è ancora più valido in Emilia, dove la politica di salvaguar dia sociale, oltre che architettonica e ambientale dei centri storici, ne ha impedito lo svuotamento e l ’ esasperata terziarizzazione, e ne ha conservato le caratteristiche di quartiere residenziale privilegia to. Non diverse le considerazioni sulla qualità dell ’ alloggio. La tipologia edilizia standard delle nostre periferie è costituita, per la maggior parte, da una struttura abitativa estremamente rigida, pur essendo la nostra famiglia la struttura più mobile che esiste nella nostra società: sia per i diversi cicli che un nucleo compie nel corso della sua esistenza, sia per le profonde trasformazioni che il modello familiare sta attraversando. Ci troviamo, quindi, in presenza di un ’ immensa produzione di alloggi, il cui livello abitativo è sempre più basso, dove il degrado edilizio è sempre più rapido, dove la progressiva riduzione degli

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