Transizione 1985

media delle famiglie, il conseguente aumento del numero dei nuclei, un notevole invecchiamento della popolazione. Ciò ha immediate ripercussioni sul problema della casa, dove a fronte di un sempre crescente e ingiustificato aumento del patrimonio edilizio esistente sfitto e inutilizzato, vero e proprio spreco della città opulenta, esi ste, soprattutto nei grandi centri, una domanda elevata di case, so prattutto in affitto. Ciò è determinato da diverse cause: sia dalla mancata revisione della legge sull ’ equo canone, che gonfia il feno meno degli sfratti e chiude il mercato dell ’ affitto; sia dall ’ assenza di una politica di programmazione certa e continuata nel medio e lungo termine, sia, infine, da un fabbisogno derivato dalla formazio ne dei nuovi nuclei e dall ’ affermarsi dei diversi modi di vita: i giova ni che escono dalla famiglia, i separati, gli anziani, la popolazione “ presente ” per motivi di studio e di lavoro, in continuo aumento rispetto alla popolazione residente. Sul piano urbano è la stessa città che non cresce più, che si ripiega su se stessa, con interventi di riqualificazione dell ’ esistente. Finita l ’ epoca dei nuovi quartieri, dell ’ indefinito sviluppo, la mag gior parte degli interventi sia pubblici che privati, sono operazioni di recupero, di rifunzionalizzazione dei vecchi e nuovi contenitori, di riprogettazione dei vuoti, di utilizzo delle aree interstiziali. In particolare nella sua più estesa accezione, diviene sempre più elemento centrale del piano della città, ed emerge, con effetti anche disastrosi, il fallimento dell ’ approccio « economicisti co » perseguito nella fase dell ’ espansione. Oggi infatti, alla temati ca, già di per sé grave, della degradazione dell ’ ambiente, costruito e naturale, si aggiunge, con maggior drammaticità, la prospettiva dell ’ esaurimento delle risorse ambientali-territoriali. Si paga, in que sto modo, anche duramente, la settorialità e la separatezza tra l ’ im postazione economicistica, radicata nella valutazione dell ’ efficien za e dell ’ analisi costi-benefici, e l ’ impostazione ecologistica, chiusa nell ’ ottica protezionistica della natura. Oggi occorre iniziare invece a fare i “ conti ecologici ” , considerando cioè l ’ ambiente non solo una grossa risorsa naturale, da preservare e salvaguardare, ma anche una grossa risorsa economica da valorizzare, con benefici e prospet tive produttive sul piano occupazionale, della qualificazione e specia lizzazione professionale, dell ’ uso alternativo e di una domanda nuo va, più elevata e più articolata, di tempo libero e di cultura. Sul piano sociale infine, si manifesta con sempre maggior acu tezza, quella che viene definita la domanda di bisogni ed esigenze nuovi. Una domanda generata dall ’ espansione della spesa pubblica

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