Transizione 1985

nei servizi sociali e culturali, ed espressa dai soggetti che nella società dello stato sociale hanno trovato ruoli centrali di afferma zione della propria soggettività individuale e collettiva. Ma si e- sprime anche una domanda di bisogni primari, avanzata dalle nuove povertà, dalle nuove e vecchie emarginazioni (vedi ad es. il proble ma esplosivo degli anziani) e dal formarsi di sottoclassi di disoccu pati, di dequalificati professionalmente. Crisi e risposte anti-r i] or miste Questo scenario di trasformazione — della città e della società — è comune a tutti i paesi d ’ Europa, così come sono comuni le risposte neo-conservatrici e antiriformiste che quasi tutti i governi assumono per far fronte alla crisi economica: risposte che tagliano la spesa pubblica sul fronte dei servizi sociali, che portano all ’ au mento della disoccupazione — soprattutto femminile — ricreando nuovamente sottoclassi di dequalificazione professionale e sacche di sfruttamento. In Italia, la politica perseguita dal governo del pentapartito, in piena sintonia con la linea di deregulation, è in sostanza quella di un riadattamento del modello del Welfare State, che punta da un lato ad un indifferenziato ritorno al mercato, riducendo l ’ intervento e il controllo pubblico nei processi di trasformazione sociale ed economica, dall ’ altro sul taglio della spesa pubblica nel settore sociale, in cambio di provvedimenti assistenziali che risultino meno gravosi sul bilancio dello Stato, pur perseguendo il massimo del consenso. Un modello cioè che veda coniugate forme di neo-corporativi smo e di assistenzialismo: la ricerca del consenso — e quindi della sopravvivenza del governo — si muove con strumenti diversi verso i gruppi forti, a cui si delega il governo dell ’ economia e a cui si affida il progetto dei servizi privilegiati, e verso i gruppi deboli — donne, giovani, anziani, disoccupati — a cui vengono fatte conces sioni assistenziali, di sempre maggior frantumazione e indebolimen to sociale. Emblematica, in questo senso, tutta la politica di deregulation del Ministro Nicolazzi, dall ’ attacco al piano urbanistico alle norme, alla degenerazione del decreto sugli sfratti, e soprattutto, al disegno sul condono edilizio, con il quale viene tentato, contestualmente ad un maggior introito finanziario nelle Casse dello Stato, l ’ attribuzio 132

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