Transizione 1985
ne assistenziale di benefici-privilegi ad un vasto strato di popolazio ne emarginata: i cosiddetti abusivi di necessità. Poco importa se, per pochi soldi e per una demagogica ricerca del consenso, viene mercanteggiata l ’ ultima possibilità di recupero di vaste parti del no stro territorio. Il provvedimento infatti prescinde totalmente dai nodi veri del problema — il bisogno insoddisfatto di case e la mancanza di una politica di salvaguardia attiva dell ’ ambiente — e, secondo una logi ca completamente rovesciata, non garantisce né il risanamento degli insediamenti abusivi esistenti, né la prevenzione di abusi futuri. Alcuni elementi del nostro progetto Già da questa sommaria analisi emergono alcuni elementi di pos sibili risposte progettuali a questa fase di crisi e trasformazione. Una risposta che già, in parte, si sta esplicitando in atti e provvedi menti delle istituzioni locali e regionali. Parecchi centri dell ’ Emilia Romagna, in questi ultimi mesi, hanno elaborato il nuovo piano della loro città. È questa una risposta significativa all ’ attacco neo-liberista condotto al piano; ma è anche, soprattutto, l ’ espressione di una volontà di cogliere la necessità di adeguamento, politico e culturale, del progetto per la città. Anche solo una rapida lettura di questi piani ci offre infatti una ricca e interessante casistica dei prodotti urbanistici di questa nuova fase, di quelli che possiamo definire i « piani della qualità »: da Ravenna a Parma, a Reggio e Fidenza, a Modena e Imola in avanzata fase di studio, solo per citare i centri maggiori, fino a Bologna, che ha presentato nel luglio scorso il progetto preliminare alla discussione del Consiglio e dei quartieri. Pur con metodologie diverse, pur con differenti livelli di appro fondimento, tutti questi piani si confrontano con i grandi temi della città futura: la fine dello sviluppo, la diversa e più alta domanda di qualità urbana. La città esistente viene assunta, in sostanza, quale campo di intervento prioritario, fisico e sociale, del nuovo piano e quindi della nuova città: su questa, sui vuoti e sui pieni, occorre intervenire, riqualificando, rifunzionalizzando, salvaguardando. Il punto di partenza e l ’ obiettivo sono, tutto sommato, comuni a tutti i centri: occorre partire là dove si è arrestata la dotazione quantitativa dei vecchi piani e riprogettare le periferie esistenti sotto il profilo morfologico, dove troppo carente è stato il disegno
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