Transizione 1985
urbano e sociale, e sotto il profilo funzionale, dove ha quasi sempre prevalso la monofunzionalità dell ’ insediamento — o solo residenza, o solo industria, o solo direzionalità — senza cioè quella complessi tà e ricchezza di integrazione di presenze diverse, che rende tale una città. Ancora una volta il riferimento più valido per recuperare identità urbanae sociale alla città è più che mai il modello del cen tro storico: con la sua capacità di interrelazione sociale, con l ’ inte grazione dei vuoti e dei pieni, con l ’ articolazione del sistema della mobilità a tutti i livelli, veicolare e pedonale, con i giusti rapporti tra funzioni diverse, residenza, servizi, artigianato, direzionalità. In questo senso si muovono i progetti dei nuovi piani con le proposte di rivitalizzazione di spazi e luoghi collettivi, quali il sistema di « corsi e piazze » di Ravenna, o il « sistema dei portici generalizza to » del piano di Bologna; così come la previsione di interventi di integrazione tra servizi, residenze, zone commerciali e direzionali, all ’ interno di aree libere della città esistente. Inoltre la mobilità vie ne assunta come riferimento fondamentale del nuovo modello di cit tà, con previsioni di trasporto pubblico veloce, su sedi proprie per il livello urbano e metropolitano, di piste ciclabili e percorsi pedo nali per il livello di quartiere. Si tratta quindi di « progetti di città » che più del passato comprendono la domanda ed il soddisfacimento delle nuove esigen ze del ruolo femminile, sia perché dotati di maggiori potenzialità di socializzazione, sia perché meno rigidi, più aperti e articolati nell ’ of ferta dei servizi, e più attenti all ’ aspetto ambientale e ad una fruizio ne collettiva della città. D ’ altra parte la fase di riqualificazione urbana può costituire l ’ « occasione » politica, sociale e culturale per una riappropriazione complessiva della città. Dopo il fallimento della periferia e del quartiere autosufficiente, che hanno caratterizzato la fase di espan sione della città industriale, senza peraltro assumere le caratteristi che di identità urbana, si può oggi puntare a ricomporre le città con interventi di ricucitura formale e sociale, con una maggior qualifica zione dei servizi collettivi, con una maggiore integrazione ed un più facile collegamento fra le « parti ». Ma soprattutto su questo proces so l ’ obiettivo urbano si può collegare e addirittura identificare con l ’ obiettivo sociale, laddove il concetto di « qualità », correttamente inteso ed esplicitato, venga rapportato al concetto di recupero e riappropriazione della città: la questione, oggi emergente, della « qualità urbana » — qualità delle città, dei servizi, dell ’ abitare, dell ’ ambiente — non può che assumere il significato, di uso totale
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