Transizione 1985

ed egualitario della città, senza discriminazioni di classe e di sesso, senza emarginazioni e ghettizzazioni, senza sopraffazioni, fisiche e sociali, nelle persone e nell ’ ambiente. Di qui si può partire per articolare una proposta che, scenden do al livello del quartiere e dell ’ abitazione, affronti, più nello speci fico, il rapporto donna-città nell ’ ottica non solo dell ’ emancipazione ma della stessa liberazione. In particolare occorre soffermare mag giormente l ’ attenzione sull ’ organizzazione nuova, sia progettuale che gestionale, che richiedono gli spazi e i servizi sociali collettivi. Si tratta di sperimentare rapporti nuovi tra pubblico e privato, che consentano di attivare, nel territorio e nel quartiere, forme di socializzazione del lavoro domestico e di diffusione dei consumi sociali in cui, la non completa pubblicizzazione e dipendenza dalle istituzioni da un lato, e la collettivizzazione della gestione dall ’ altro, li renda strumenti efficienti, sufficientemente agili e praticabili. Proprio in Emilia, a Modena, esistono esperienze in tal senso, sulle quali occorre ragionare e progettare in modo nuovo proprio perché, basate sul rifiuto di formule assistenziali, collegano diretta- mente le risoluzioni di una condizione sociale alla possibilità di riorganizzare e riqualificare strutture produttive esistenti (coopera tive, associazionismo e artigianato). Io credo che su questi temi e con questi orientamenti, possa iniziare una nostra elaborazione collettiva ed un necessario appro fondimento, con un ’ ultima considerazione, di merito e di metodo, che considero riassuntiva delle precedenti: nel costruire il nostro progetto di città futura, la città tecnologica, occorre partire dalla più rigorosa individuazione e valorizzazione delle risorse esistenti, sociali, culturali, umane, risorse non sempre monetizzabili, ma non per questo meno produttive. E così come la formazione e qualificazione professionale, devo no essere considerate la più grande risorsa per lo sviluppo del l ’ occupazione e dell ’ economia tecnologica; così come il riconosci mento e il soddisfacimento delle nuove domande sociali e culturali e l ’ autonomia dei nuovi soggetti, rappresentano la più grande risorsa dello sviluppo sociale, così allo stesso modo V ambiente , nella sua più larga accezione di ambiente storico, costruito, territoriale e naturale, come risorsa fondamentale prioritaria, deve essere posto al centro del progetto della città. E questo perché vogliamo che nella città futura, nella città tecnologica, la tecnologia sia al servizio dell ’ uomo e dei suoi bisogni

135

Made with FlippingBook flipbook maker