Transizione 1985
renziate che rispondono a problemi molto spesso simili ma con caratteristiche divergenti e che, in quanto tali, vadano assunte in positivo rispetto a quei modelli di programmazione che hanno caratterizzato in passato certi strumenti generali di intervento pub blico nell ’ economia, anche sui temi della politica industriale. Es sendo fortemente convinto di questa tesi, ritengo di dover espri mere le mie perplessità rispetto ai progetti di un ’ agenzia per l ’ in novazione tecnologica o di un ’ agenzia per i servizi reali, recente mente formulati uno dal PSI e uno dal PCI; nessuno di questi mi convince, poiché ritengo che agenzie di questo tipo non ser vano assolutamente laddove esiste già una esperienza di servizi differenziati, come in Emilia-Romagna o in Lombardia o in Pie monte; e non servirebbero neppure nel Mezzogiorno, perché sap piamo con certezza cosa normalmente avviene lì con la realizza zione di iniziative pubbliche. Ritengo che queste proposte obbediscano ancora ad una logica di politica industriale tendente ad ingessare il sistema, pretendendo di offrire degli impulsi di carattere centrale, mentre invece occorre costruire un ’ omogeneità di risposte, una rete di interventi che affrontino i temi delle specificità locali, senza avere un carattere localista, ma con un rilievo di carattere generale. Quindi non è necessario costruire un ente di carattere nazionale, semmai si tratta di valorizzare le esperienze in atto e di crearne altre. Senza ignorare che esiste un problema di finanziamento per iniziative di questo genere, ritengo che non ci sia bisogno di creare un ’ agenzia o di costruire un fondo ministeriale, perché sappiamo come questi fondi funzionano; ma si tratterebbe invece di affidare a qualche istituto bancario, ad un istituto di credito speciale operante sul piano nazionale, la gestione di un fondo per il finanziamento di iniziative che venissero richieste da centri che già operano come punti di raccordo di iniziative innovative. In realtà non vorrei che il tema dell ’ agenzia venisse assunto come un ’ ennesima fuga rispetto a quello che è il problema vero quando si parla di servizi reali. La multiformità dell ’ esperienza dei servizi reali non impedisce, anzi sollecita, la necessità che noi mettiamo il dito su una piaga vera: il primo dei servizi reali è la pubblica amministrazione; convengo con Zorzoli quando dice: «me no statalismo ma più Stato », e questo significa che il funzionamen to della pubblica amministrazione è essenziale perché le diverse esperienze sui servizi reali funzionino. Vogliamo far riferimento qui a problemi specifici. 24
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