Transizione 1985
nologica previsti dalla legislazione presente e futura). Gli strumenti legislativi suddetti, od altri consimili, rappre sentano però una condizione necessaria, ma non sufficiente a crea re l ’ « ambiente » appropriato ad una gestione democratica del pro cesso innovativo. Occorre una vera e propria rivoluzione culturale, che parta dalla considerazione che l ’ « ambiente » non è costituito dalla somma dei singoli fattori costitutivi, bensì da una loro inte grazione che superi divisioni e modi operativi tradizionali. Ad esem pio non ha senso considerare separato il problema del rapporto mercato del lavoro-sistema educativo da quello del rapporto sistema educativo-produzione di nuove conoscenze-attività produttive e di servizio. Anche perché molti degli ostacoli al processo innovativo (e a una sua gestione democratica) si collocano non all ’ interno dei singoli settori sopra esemplificati, ma nelle interconnessioni, nelle forme con cui si realizzano i rapporti fra settore e settore (caratte ristica, questa, comune a tutti i moderni macrosistemi). Di qui l ’ esigenza, in particolare, di superare lo schema tradi zionale e unidirezionale « Università-Centri di ricerca applicata-svi luppo tecnologico-produzione ». Le analisi di aree integrate, ad esempio la « Silicon Valley », o di settori nuovi, ad esempio le biotecnologie, mettono in evidenza come si vada dalla protezione con brevetti di risultati di ricerche biologiche di base alla rinuncia a brevettare la maggior parte delle innovazioni tecnologiche con seguite nell ’ industria microelettronica; come molte volte l ’ industria scientifica produca conoscenze di base oltre che nuovi prodotti e processi, mentre è l ’ Università a presentarsi come agente del tra sferimento tecnologico. D ’ altra parte l ’ Università deve divenire sia una articolazione fondamentale del processo innovativo sia uno strumento non solo di formazione, ma anche e soprattutto di re cupero e di aggiornamento professionale, e in quanto tale seg mento di una moderna gestione del mercato del lavoro. L ’ integra zione deve però essere anche orizzontale, riflettendo il fatto che il processo innovativo tende ad essere sempre più la risultante di conoscenze e di sviluppi interdisciplinari e ad investire molteplici settori produttivi e aree di servizio, nonché i consumi privati. Il che, tanto per citare l ’ esempio più eclatante, fa a pugni con l ’ at tuale assetto universitario, dove i dipartimenti sono oggi distanti anni luce da questa esigenza di interdisciplinarietà. Risulta pertanto essenziale avviare riforme profonde nelle strutture attuali, che le attrezzino alla integrazione reciproca. Ma l ’ integrazione, sarà banale sottolinearlo, richiede l ’ esistenza dì un 34
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