Transizione 1985

assai poco inclini alle cerimonie. Il limite di questo rinnovato im pegno è ormai sotto gli occhi di tutti ed è rappresentato dai sigilli apposti all ’ ingresso delle giovani leve, senza le quali l ’ attività di ricerca è impensabile. Non sto evidentemente proponendo un ’ ul teriore espansione degli organici che hanno già raggiunto dimen sioni ipertrofiche complessivamente ma squilibrate come distribu zione; voglio sostenere una tesi un poco più impopolare, e che cioè in tutto il mondo, senza nessuna esclusione di culture o si stemi politici, la ricerca universitaria è sostenuta da giovani in collocazione precaria, siano essi dottorandi di ricerca, borsisti o titolari di contratto: giovani che attraversano orizzontalmente le istituzioni universitarie in vista dei benefici che ne trarranno suc cessivamente sul mercato del lavoro che resta la destinazione ob bligata. Non si conoscono altre soluzioni, poiché non è una solu zione quella rappresentata dal dottorato italiano, gestito burocra ticamente dal centro e nato con un DNA che lo trasformerà di fatto nel primo ruolo universitario. Il dottorato deve essere una misura autentica delle esigenze di alta specializzazione della socie tà e tali esigenze per essere credibili devono essere rappresentate direttamente dalle sue varie articolazioni, industria, servizi, pubbli che amministrazioni, Enti di ricerca; ma, si badi, direttamente e liberamente da quei dipartimenti che abbiano saputo conquistare la stima degli interlocutori; senza gli schemi deformanti di criteri livellatori, frutto più di faticose mediazioni politiche che di cono scenza dei veri bisogni. I programmi comuni di ricerca tra Uni versità e Industria dovranno tenere conto d ’ ora in poi di questa anomalia del sistema universitario italiano e provvedervi autono mamente.

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