Transizione 1985

Il fatto che gli autori studiati siano Loti piuttosto che Gau- thier, Farrère piuttosto che Hugo ci consente di capire le modalità delle sue osservazioni meglio di ogni dichiarazione d ’ intenti. Per questi scrittori l ’ Oriente non è infatti il luogo privilegiato della tradizione orientalista, in cui si pensava che avrebbero potuto con vivere senza conflitti la spinta alla modernizzazione e l ’ arcaismo, l ’ immaginazione più sfrenata e la realtà più cruda (è nella Costan tinopoli del 1905 che uno scrittore rivoluzionario come Paul Scheerbart costruisce nella novella Die drei Baumstaaten, “ I tre Stati arborei ” , la vicenda di un Barone di Mùnchausen ormai cen toottantenne che vive con la moglie diciottenne in una fantastica casa del Bosforo) ma sembra invece coincidere, soprattutto in Loti e in Farrère, con un luogo critico in cui i conflitti tra i due mondi e le due età dimostrano quanto in realtà fosse fragile l ’ auspicata possibilità di un accordo tra la civiltà dei « tempi moderni » e il mondo pre-industriale. Nelle pagine che Pierre Loti dedica in La morte di File al suo viaggio sul Nilo, questo conflitto assume in fatti i toni del rimpianto per un mondo che va sparendo e affiora nella lirica del suo racconto la coscienza 1 i moderna ” del relativismo del progresso unita spesso all ’ irrisione della civiltà industriale. L ’ antichità che rischia di sparire è associata spesso all ’ idea della morte e della separazione, tema che dalle pagine di Loti si tra sferisce a quelle di Jeanneret assumendo spesso veri e propri sin tomi dell ’ ossessione. Occorre ricordare al proposito l ’ accanimento con cui Jeanneret si documenta e ritrae i luoghi della sepoltura durante tutto il viaggio. Temi analoghi, con toni di forte drammaticità, caratterizzano le pagine di Claude Farrère sul destino della Istanbul musulmana. Scrittore tutto da scoprire per quanto riguarda il rapporto col dia rio di Jeanneret, Claude Farrère era tra gli autori consigliati da Ritter; lo troviamo infatti citato nella lettera da Berlino del 1° maggio 1911, come uno dei “ moderni ” determinanti per una rea listica comprensione dell ’ Oriente. Farrère era noto soprattutto come continuatore del romanzo esotico “ alla Loti ” ; le sue prime opere, Fumèe d ’ opium (1904) o Les civilisés (1905), dai toni crudi e pittoreschi, anticipano quello che è considerato il suo capolavoro: L ’ homme qui assassina. Si tratta in questo caso di una vicenda am bientata nella Istanbul dei primi anni del secolo, nella quale è facile intuire una specie di identificazione tra autore e protagonista del racconto. La storia, che ruota attorno all ’ amore “ impossibile ” dell ’ eroe 52

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