Transizione 1985
del romanzo per una giovane creola moglie di un esponente della diplomazia inglese, si muove sullo sfondo del Corno d ’ Oro. La città musulmana, le Dolci Acque, Pera, il Serraglio e il Bosforo, sono teatro naturale di situazioni e sentimenti che trabordano con passione ed emotività, narrati con lo stesso compiacimento con cui sono minuziosamente raccontati luoghi e monumenti. Ritro veremo la lettura spaziale che Farrère fa di Sulymaniye (nel cui “ avlu ” i due protagonisti si incontrano soli per la prima volta) nelle pagine che Jeanneret dedica allo stesso monumento. A volte si riscontra una scoperta “ coincidenza ” tra situazioni analoghe presenti nei due testi, così come ricorrenti momenti tipici del l ’ ambiente orientale che sono accolti da Jeanneret come stereotipi di un racconto “ già tracciato ” che va rispettato, e col quale egli intende misurarsi. La stessa tipologia di oggetti d ’ uso citati a questo proposito nel diario e che sembrano attirare particolarmente la sua attenzione appartengono a categorie “ déjà vu ” , del già raccontato. I velluti di Scutari, le sete di Janina, le tazze e le porcellane dei Balcani e della Serbia, i ricami di Boccharah, sono la materializzazione stessa di quell esotico che egli ricerca e acquista ma che aveva già cono sciuto alla Mostra delle Antichità Mussulmane di Monaco, nel 1910, da lui definita «... avvenimento unico nella storia delle esposizioni ». È bene ricordare a questo proposito che poco prima che Jeanneret si accingesse al suo viaggio, era apparso nel 1908 quello che sarà un celebre libro, il testo del Martino: L ’ Orient dans la litterature jrangaise du XVII et XVIII siècle. Si tratta di una fonte sterminata di citazioni e di rimandi che ne fanno una specie di Baedeker della letteratura di genere. Altre opere, conservate nella biblioteca di Le Corbusier, acquistate in questo stesso pe riodo, sono testimonianza dell ’ interesse e della cura con cui Jean neret cercò di documentarsi ulteriormente sulle terre che avrebbe attraversato. Basti ricordare i volumi del 1908 di Gustave Le Bon sulla civiltà araba o l ’ edizione Flammarion Dell'Odissea che porta la firma di Jeanneret e la data dell ’ acquisto, il 1909, o ancora il citatissimo La mythologie figure de la Grèce di Maxime Collignon, e poi L'Iliade nell ’ edizione di Dacier, anch ’ essa del 1909. Fornito quindi degli stessi strumenti di “ osservazione ” degli “ esploratori ” che lo hanno preceduto, anche Jeanneret si fa così, soprattutto “ scrittore ” e “ reporter ” . È poi abbastanza arduo poter identificare con sicurezza in cosa sia esattamente consistito — oltre a quello citato — il bagaglio 53
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