Transizione 1985

di pittore alla ricerca di emozioni insolite. È bene ricordare a questo proposito che un artista come Guillaumet che aveva vis suto a lungo nelle regioni del sud Algerino, venendo a contatto con la realtà drammatica della prima fase del colonialismo fran cese, era stato tra i primi a criticare duramente l ’ atteggiamento dell ’ Occidente nei confronti delle culture locali. Loti che narra all ’ inizio del secolo le vicende dell ’ occupazione inglese dell ’ Egitto userà toni sarcastici per commentare i modi at traverso i quali la civiltà occidentale sarebbe stata introdotta in Medio Oriente. È che alla fine del secolo le “ cronache pittoriche ” non sono più sufficienti per commentare una realtà che va pro gressivamente complicandosi e deteriorandosi e i reportages foto grafici cominciano a sostituire l ’ oleografia di genere con una pre cisione e un verismo tali da coglierla così com ’ è, senza essere manipolata prima di essere mostrata al pubblico. Occorre però dire che alcuni pittori che si spingono ad Orien te dei Balcani e in Nord Africa dipingono dal vero forse con maggior precisione dei loro colleghi in patria, i “ rivoluzionari ” im pressionisti e usano spesso anche i primi apparecchi fotografici. Il già ricordato Horace Vernet, ad esempio, si era servito del dagherrotipo per completare una puntuale documentazione da egli raccolta in Libano e in Egitto a compendio della grande quantità di disegni e appunti di viaggio. Eppure nessuno di costoro, per quanto metodicamente si sia applicato nelle sue ricerche, sembra sia riuscito a riportare dal viaggio altrettante informazioni di quanto non abbia fatto il gio vane Jeanneret. I suoi “ carnets ” si arricchiscono di una quantità di annotazioni eminentemente architettoniche che si trasformano durante il viaggio in un vero e proprio sistema di osservazione. Se gli studi di Monaco ci fanno vedere attraverso gli schizzi un Jeanneret che “ rileva ” , quelli di Istanbul e dei Balcani ci mo strano un Jeanneret che “ riprogetta ” , che percorre cioè con grande sicurezza, all ’ indietro, il processo stesso del “ fare ” architettura. In questo senso l ’ uso simultaneo di disegno, macchina fotografica e appunto scritto diventano inscindibili, così che appare privo di senso voler esaminare separatamente i tre momenti attraverso i quali vengono raccolti e manipolati i dati dell ’ osservazione. Anzi, lo scrupolo di Jeanneret nel trasferire nel diario l ’ emozione di un incontro casuale raggiunge a volte un particolarismo sospetto qua le traspare ad esempio dalle pagine dedicate, nel carnet d ’ Istanbul, al tentativo di cogliere graficamente, attraverso segni quasi steno 55

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