Transizione 1985
birinto, fino a morirvi di morte violenta, pagando così il loro amore per la diversità. Jeanneret al contrario ha un programma di ritorno; come i grandi esploratori egli deve tornare per poter rac contare cosa ha colto di questa diversità, pena l ’ inutilità del suo viaggio e della sua indagine. La consuetudine col luogo acuisce i suoi sensi e — lentamen te — anche la sua possibilità di capire. Egli dichiara di essere alla ricerca di una « arte popolare che sopravvive alle più alte ci viltà », ed egli ne è alla ricerca perché « essa resta una norma, una specie di misura la cui unità è l ’ uomo », scrive nel Voyage, anti cipando sommariamente le osservazioni sullo standard e gli “ og getti tipo ” delle più tarde ricerche del tempo de “ L ’ Esprit Nou- veau ” . Il concetto di “ misura ” , qui espresso da Jeanneret come com ponente fondamentale della connotazione artistica è associato da Vaneyre a quello di “ perfezione ” e questo a quello di classicità. In testa al suo più celebre scritto “ Les entretiens de la Villa du Rouet ” che Jeanneret studia nei primi mesi del 1911 a Berlino, è posta la celebre citazione di La Bruyère: « C ’ è nell ’ arte un punto di perfezione che coincide con la bontà e la maturità naturale ». Che questa perfezione coincida per Ritter, Jeanneret e Vaneyre con la permanenza entro l ’ epoca moderna di uno “ specifico clas sico” è un dato di fatto; fa parte, del resto, come si è visto, della tradizione architettonica del modernismo francese. Nella lettera dedicatoria con cui si apre il libro di Vaneyre leggiamo infatti: « Avevo frenato tutto ciò che poteva portarmi lontano dal Sud, da Roma e dal Medi terraneo; dovevo predicare la salvezza me diante (il ricorso) all ’ arte classica ». L ’ uso frequente che Vaneyre fa nel suo testo di espressioni che implicano l ’ idea di una natura “ rimessa in ordine ” dall ’ architettura e da un tipo preciso di ar chitettura in grado di “ riordinare ” sia l ’ ambiente naturale che quello costruito, hanno una coincidenza fin troppo palese con gli scritti di Jeanneret di questi mesi ma anche con l ’ indagine foto grafica che egli compie, soffermandosi sulle particolarità tipologi che degli edifici neoclassici di Schinkel al Sanssou^i e all ’ Orangerie di Potsdam. L ’ intero mondo delle forme costruite viene così “ sem plificato ” e ricondotto nella sua analisi, soprattutto negli studi del ciclo di Istanbul, alla combinazione di due soli elementi archi tettonici: la casa e il tempio, la Konak di legno e la moschea, la casa pompeiana e la basilica. De Seta aveva già colto, prima dei nostri recenti studi e ritrovamenti questo particolare importante 57
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