Transizione 1985
ters: “ in un ’ opera d ’ arte l ’ unica cosa importante è che tutte le parti siano in relazione con l ’ opera nel suo complesso... ” . L ’ unità è perciò un assunto che sovrasta le diverse idealità e le sintesi tra mondo creativo e mondo produttivo, fra tecnica e arte. In fondo, il progetto di Gropius sulla città cooperativa è an corato a questa intuizione di alto contenuto prima ancora che alle conquiste — certo anche a quelle — delle nuove forme fisiche e della loro espressività. « Bauhaus fu un ’ idea — scrisse Mies van der Rohe nel ’ 53 — e solo un ’ idea ha la forza di diffondersi ». Tendere alla totalità, operare affinché siano create occasioni concrete d ’ incontro fra i diversi aspetti della vita, individuare gli strumenti e l ’ immagine di una organizzazione della società, alla cui determinazione concorrono le sintesi parziali — per esempio quelle operate dall ’ arte e dall ’ architettura — questi gli intenti, dotati della quota di avvenirismo che solitamente accompagna e sospinge i grandi disegni; questo un tracciato che matura, non importa se nell ’ ambito di contrasti anche drammatici e di lacera zioni interne al Bauhaus. Deriva quindi inevitabile una visione internazionalista dell ’ ar chitettura e della forma, la tensione verso quello che è stato defi nito da Argan “ un momento puro dell ’ essere ” , l ’ esaltazione della geometria come aspirazione all ’ astratto, la terza dimensione come livello della massima qualità attraverso la quale deve manifestarsi l ’ uso della materia. La didattica di Gropius muove dunque dalla rilevazione che tutte le cose convergono all ’ unità; la ricerca, affondata nello spi rito dell ’ uomo, incrocia il misticismo di Itten, riconoscendo tre sezioni convergenti alla forma attraverso l ’ intervento umano: la fisicità, l ’ emozione, la spiritualità e/o l ’ intellettualità. Il dibattito all ’ interno e fuori dell ’ élite del Bauhaus passa dunque attraverso presupposti d ’ intensa vibrazione che sembrano superare le specificità disciplinari dell ’ impegno e della scuola, come lasciano intendere le parole scritte a Gropius da Muche, secondo il quale “ l ’ arte è fine a se stessa anche laddove sembri applicata ” . Di qui l ’ attenzione all ’ incommensurabile, all ’ incomprensibile, addirittura all ’ irrazionale calati nell ’ opera d ’ arte, fenomeno esal tante e singolare se si pensa alla contemporanea emergenza del razionalismo architettonico. A noi interrogarci se la ricerca di momenti unificanti, la ri cerca di sintesi sia oggi un relitto della storia, un ’ idealità inattuale, 65
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