Transizione 1985
alla costruzione, che si dedicava alla formazione tecnica e profes sionale, non escludeva uno sforzo di disciplina delle emozioni. A noi interrogarci sulla qualità di scuole che rifiutino la ri petizione per inerzia; di livello superiore poste nel presente e che, al di là deiristruzione, favoriscano la modellazione di un uomo certamente consapevole dell ’ avvento industriale e della tra sformazione alle porte, desideroso di non restare al laccio di una professionalità monocorde per tutta la vita, attento ad un ’ autocri tica che presupponga non l ’ appagamento nell ’ ironizzarsi addosso, ma la proiezione che lo compromette. A noi interrogarci sul confronto, sulla concorrenzialità e sul l ’ emulazione delle scuole, oggi assente, ponendone intenzionalmen te in gioco la sopravvivenza ora regolata da titoli di merito acqui siti una volta per tutte, anziché riconquistati quotidianamente sul campo. A noi interrogarci sulle inesistenti sedi di formazione degli insegnanti di oggi che il Bauhaus coltivava al contrario al proprio interno trattenendo i migliori. L ’ idea di produzione industriale, intimamente connessa con l ’ ideazione degli oggetti delle forme, ha preso corpo in sede Bau haus anche in merito ai processi costruttivi, resi correttamente compatibili e integrati nell ’ ambito delle scelte di progetto. Ma questa ricerca di compatibilità e di connessione — favorita dalla modularità e dal concetto di componibilità insito nella produzione in serie — non si è affermata per sezioni autonome, bensì per or ganiche confluenze. Quando Gropius nel 1910 prepara con Beherens un documen to programmatico dedicato alla prefabbricazione industriale in Germania, si muove nel tentativo di immettervi il contributo del l ’ architettura e dell ’ arte “ riformata ” . Fiedler ha efficacemente riassunto le affinità vocazionali dell ’ industria, della architettura e dell ’ arte quando ha definito l ’ arte come “ contemplazione produt tiva ” . Su questo processo — che ha rivelato le proprie potenzialità e i propri limiti — sovrasta oggi l ’ avanzata del post-industrialesi- mo. Sembra nel contempo affacciarsi un artigianato evoluto — con ruolo piccolo-industriale — che accomuna ai vantaggi della macchina, la presenza dell ’ uomo abile per ingegno e manualità. Non più dunque un ’ industria che mette in crisi l ’ artigianato — motivazione che da Ruskin e Morris perviene a Gropius — ma un ’ industria che si robotizza e un artigianato che individua — 69
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