Transizione 1985
possibile a due condizioni. La prima condizione concerne le capa cità tecniche, le competenze professionali degli amministratori. In moltissimi casi, infatti, la maggior parte delle scelte ha un con tenuto che è politico in quanto è tecnico, vale a dire che implica o meglio deriva da una valutazione dei vantaggi complessivi di una comunità che deve essere effettuata con gli appositi strumenti tec nici. La sua politicità discende, per l ’ appunto, dalla capacità di caratterizzarsi come scelta che avvantaggia il benessere della comu nità. Inoltre, la maggior parte delle decisioni fondate su una valu tazione tecnica è di una notevole complessità. Questa loro caratteristica ha due conseguenze. Da un lato, ri chiede che gli amministratori sappiano e vogliano impegnarsi in un ’ attiva opera di spiegazione del problema, delle sue possibili so luzioni e del perché di una scelta nei riguardi dei cittadini (quella fondamentale attività di “ educazione politica ” irrinunciabile in un regime democratico che sola favorisce e consente il mantenimento e la creazione di sintonia fra la classe politica e la società civile). I casi classici sono molti, fra questi di solito assume carattere em blematico quello del Piano regolatore. Dall ’ altro lato, esige che gli amministratori non si preoccupino solo di effettuare buone scelte, di produrre decisioni tecnicamente valide, ma che, di nuovo, sappiano e vogliano valutare l ’ incidenza di quelle decisioni, le loro conseguenze e soprattutto di modificarle se necessario. “ Ri formare le riforme ” potrebbe essere lo slogan dell ’ ottimo ammini stratore (a livello locale come a livello nazionale, naturalmente). In qualche misura, questo compito sembrerebbe reso più semplice, ma anche più urgente, dalla vicinanza dei gruppi regolamentati dalle decisioni delle amministrazioni locali e da una loro proba bile più rapida reazione (positiva o negativa). Valutare gli esiti delle decisioni è un imperativo che dovrebbe figurare nel ma nuale del buon amministratore. Ma, la ricomposizione degli interessi è possibile per l ’ appunto se si osserva un ’ altra importante condizione. Rappresentare non vuol dire soltanto riflettere le preferenze sociali, politiche, econo miche, dare spazio ai nuovi diritti, consentire l ’ accesso nelle as semblee elettive agli interessi diffusi. Rappresentare vuol dire tut to questo, ma vuol dire anche (e forse soprattutto nelle società com plesse) produrre decisioni che soddisfino quelle preferenze, isti tuzionalizzino i nuovi diritti, proteggano e promuovano gli inte ressi diffusi. Il test del successo di una efficace attività di rappre- sentanza-cum-decisionalità consiste nella capacità di creare un con 78
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