Transizione 1985

delle delibere sulle quali è quasi impossibile mantenere un con trollo costante e capillare, è sempre personale, mentre i meriti finiscono per essere attribuiti (quando ve ne sono) ai singoli par titi, alle coalizioni, alle giunte. Solo raramente i sindaci riescono a fare eccezione a questo processo di spersonalizzazione; quasi mai singoli assessori ottengono il dovuto riconoscimento (tranne, tal volta, gli assessori alla cultura la cui fama rischia di essere altret tanto effimera quanto le loro realizzazioni). Ma, se la democrazia è un regime fondato sulla trasparenza e sulla responsabilità, su processi decisionali che siano visibili e sulla possibilità di premiare e punire i decisori, è ovvio che quanto avviene a livello delle amministrazioni locali non va sufficientemente nella direzione giu sta ed auspicabile (il discorso non sarebbe dissimile neppure per il livello centrale di governo, con l ’ aggravante della mancata alter nanza). È, invece, nell ’ interesse non solo dei cittadini, ma anche degli amministratori che vi sia trasparenza dei processi decisionali e re- sponsabilità diretta, specifica, « politica » in senso forte di chi decide. È loro interesse perché processi decisionali trasparenti consentirebbero di respingere le pressioni di gruppi che agiscono nel puro perseguimento di interessi personali, di evitare inquina menti della vita politica, di controbattere insinuazioni e valutazioni di parte. È altresì loro interesse poiché processi decisionali traspa renti potrebbero fare scaturire decisioni in cui i prò e i contro verrebbero soppesati accuratamente e le mobilitazioni a favore e in opposizione garantirebbero anche una migliore attuazione. Infine, l ’ interesse degli amministratori alla trasparenza dovrebbe risiedere anche nell ’ attribuzione più facile del merito di determinate scelte che l ’ elettorato sarebbe in condizioni migliori per compiere. Fra gli ostacoli che si incontrano sulla strada della trasparenza e della responsabilizzazione degli amministratori vi sono quelli, in qualche misura sorprendentemente, frapposti dai partiti politici. Mantenere sotto tutela gli amministratori eletti, impedire loro di acquisire una popolarità “ incontrollabile ” , governare i rapporti con i gruppi di interesse sembrano tutti elementi che spingono i par titi a non battersi con sufficiente determinazione per una riforma del sistema di autonomie locali che non riguardi esclusivamente lo scheletro giuridico dell ’ assetto, ma che ne intacchi il nucleo duro, politico. Non esistono solo le rivendicazioni delle autonomie locali nei confronti dello Stato, non si manifestano soltanto proble mi di coordinamento e di ambito di competenze fra i diversi enti

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