Transizione 1985

to più soddisfacente. Si tratta di documentarne e denunciarne le inadempienze, di identificare e possibilmente rimuoverne le cause e, sul piano teo rico, di rendersi conto dei nodi apparentemente insolubili che ne inceppano il funzionamento individuando le strade che possano scioglierli. La famosa formula del giornalismo puro coniata dal direttore- proprietario del Corriere della sera, Luigi Albertini, agli inizi del secolo (« il giornale è una industria che vende informazioni e av visi commerciali ») si è dimostrata una formula solo parzialmente vera. O, più esattamente, molto reticente. In realtà il giornale non vende soltanto informazioni e avvisi commerciali. A volte può vendere cattive informazioni e nessun avviso commerciale e svol gere egualmente una sua funzione. Perché vende un mucchio di altre cose: orientamenti politici, illusioni, pezzi di immaginario, modelli di comportamento, senso di identità e appartenenza. (Nel giornale di partito, ad esempio, il militante cerca anche la comunanza con gli altri militanti, la rassicurante certezza di fare parte di una “ grande famiglia ” ). La “ merce ” che il giornale (e con esso, ovviamente, tutti gli altri strumenti della comunicazione di massa) produce e immette sul mercato non può essere valutata secondo i parametri relativamente oggettivi che possono essere utilizzati per la valutazione degli altri prodotti merceologici. La troppo invocata formula della « obiettivi tà, completezza e pluralismo della informazione » è da questo punto di vista, manifestamente inapplicabile. Così come è impos sibile elaborare un “ codice deontologico ” al quale il giornalista dovrebbe attenersi per rispettare quella formula. Tutto ciò significa che il giornale costituisce anche, e in primo luogo, un potere. Un potere, peraltro, molto particolare e molto anomalo. Per almeno due ragioni. La prima è che il soggetto, la “ titolarità ” di questo potere, non è affatto unitario. C ’ è, in primo luogo, il potere dei proprietari del mezzo di pro duzione. Poi il potere dei gestori del mezzo (giornalisti, program misti e registi televisivi, in teoria anche i tecnici e i tipografi). In fine il potere degli utenti, i destinatari della informazione il cui ruolo è assai meno passivo di quanto si pensi comunemente: se non altro perché, acquistando o rifiutando il prodotto determinano il successo o l ’ insuccesso della comunicazione. La seconda anomalia del “ potere dei media ” sta nel fatto che oltre a costituire un potere in se stessi (determinare, o concorrere 102

Made with FlippingBook flipbook maker