Transizione 1985

fatica a rendersi conto che il pluralismo rischiava di essere soltan to il paravento teorico della lottizzazione. (Affiancare a un direttore di una determinata area politico-cul turale un condirettore di area diversa o opposta può garantire gli interessi delle due aree ma non è di per sé garanzia di una infor mazione più libera ed efficiente). Il resto — lottizzazione selvag gia, lotte altrettanto selvagge all ’ interno della maggioranza parla mentare per assicurarsi le posizioni di maggiore vantaggio, vuoto legislativo per consentire all ’ impero Berlusconi di farsi le ossa, pa ralisi degli organi direttivi — è venuto in conseguenza. Nel processo di “ normalizzazione ” in corso vi sono anche re sponsabilità degli operatori deH ’ informazione? Si, certo, ci sono. E anche piuttosto pesanti. A mio avviso si possono far risalire all ’ inizio degli anni ’ 70. Risale a quegli anni, dopo due decenni di pressoché totale subordinazione al potere politico ed economico, la presa di coscienza del ruolo autonomo che il giornalismo deve svolgere nelle democrazie con temporanee e, conseguentemente, la rivendicazione di una maggiore professionalità e indipendenza. La lotta ha successo nel breve periodo. Ha anche prodotto i suoi frutti perché se oggi l ’ informazione italiana è di gran lunga migliore di quello che era negli anni Cinquanta e Sessanta lo si deve proprio al salto qualitativo di quegli anni. La cultura che era alla base di quella lotta era però una cultura molto arretrata, carica di contraddizioni e di ambiguità ideologi che. Ci si è mossi, tra l ’ altro, prescindendo completamente dalla considerazione dei problemi economici delle aziende o, peggio an cora accusando quanti si facevano carico di queste preoccupazioni come espressione di una mentalità “ mercantile ” e “ capitalista ” . Anche qui le vicende del gruppo Rizzoli e della sua abnorme dila tazione sono paradigmatiche. Ma non c ’ è stato soltanto il caso Rizzoli. Tutta la storia del sistema informativo italiano negli anni Settanta meriterebbe di essere rivisitata in una ottica sindacale non corporativa. La informazione, come dicevo, è un potere e al tempo stesso il luogo di scontro di tutti gli altri poteri. I problemi di una in formazione non dirò “ indipendente ” ma almeno quanto più possi bile rispondente alle esigenze della società che deve “ servire ” si pongono quindi anche in termini di rapporti con il potere politico, quello economico (inteso in una duplice accezione: il potere delle proprietà editoriali e quello dei potentati economici esterni), quello giudiziario. 105

Made with FlippingBook flipbook maker