Transizione 1985

la struttura attuale delle forze nucleari, ma qualche squilibrio teo rico è un prezzo che vale la pena pagare per fermare l ’ attuale in sana corsa verso la catastrofe. Se l ’ America e l ’ Unione Sovietica si accordassero su di un congelamento — e ciò non può essere preso per sicuro — il mondo avrebbe almeno un po ’ di tempo per riflettere. Mondale dice che cercherebbe di utilizzare quel tempo per negoziare una serie di tagli percentuali. Quell ’ approccio, se si rivelasse fattibile, offrirebbe alle superpotenze un ’ opportunità di muoversi verso una seria riduzione delle armi, come è sugge rito dalla nostra esperienza sulla politica commerciale americana. Per tre decenni gli Stati Uniti cercarono di raggiungere la recipro ca riduzione di barriere tariffarie, favorendo uno specifico arti colo rispetto ad un altro; una maggior penetrazione fu raggiunta, tuttavia, solo quando si cominciò, all ’ inizio degli anni ’ 60, a ne goziare tagli percentuali — un sistema preso a prestito dal Mer cato Comune Europeo. Un simile sistema potrebbe essere bene im piegato nei negoziati sulle armi nucleari, con risultati gratificanti. Se, nel valutare le prospettive atte a rompere la spirale nuclea re sotto l ’ amministrazione Reagan, ho male interpretato le inten zioni del Presidente, è colpa sua, non mia. Ha insistito così inces santemente sulla minaccia sovietica e sul nostro bisogno di con trastarla con bombe più grosse e qualitativamente migliori, da es sersi sforzato poco a spiegare la sua proposta per fermare la spirale nucleare — in altre parole, su come ci vorrebbe tener fuori dalla catastrofe. Il risultato è che, come molti americani, mi sento intrappolato in un aeroplano senza piano di volo, che vola ad una velocità molte volte superiore a quella del suono e che passa rapidamente oltre ogni campo di atterraggio. È urgente che si presti attenzione al problema centrale, presidente Reagan. Il paese sta nervosamente attendendo.

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