Transizione 1985

BERLINGUER UN ANNO DOPO

Giuseppe Gavioli

Merita di tornare sulla portata dell ’ esperienza individuale e col lettiva di milioni di donne e di uomini di fronte alla scomparsa di Berlinguer: appare oggi infatti ancora più chiaro come non sia stata una esplosione irrazionale di un paese emotivo e di un parti to orfano, ma la comunicazione di un atteggiamento assai laico, dove diventava naturale la stessa forma paradossale della testimo nianza di Roberto Benigni. In effetti Berlinguer era un punto di riferimento sia per il modo in cui esercitava anche simbolica- mente il ruolo, sia per come viveva l ’ esperienza di dirigente politico. La dimensione assorbente del politico era dichiarata fino alla prò vocazione ( “ anch ’ io mi considero un funzionario ” ) nello sforzo di far corrispondere immagine e modo reale di far politica, intesa come “ prassi, movimento, sviluppo, muta mento di rapporti di potere, creazione, innovazione, adattamen to e comprensione verso i processi reali, sforzo (che mai si realizza compiutamente) di padroneggiare e governare forze non immobili che cambiano, che vanno interpretate, sulle quali si interviene per cambiarle, a cambiare le relazioni tra loro ” . E quasi a mettere le mani avanti contro ogni fuga dalla realtà Berlinguer aggiungeva: “ chi si imbarca nel proposito di proporre o inseguire ‘ modelli ’ in politica è condannato agli errori più inescusabili oltreché alle de lusioni più cocenti ” \ È una direzione tenacemente perseguita fin dalla investitura al Congresso di Bologna del ’ 69, quando, polemizzando con Rossana Rossanda, Berlinguer le contestava una “ scissione totale tra la realtà e un astratto modello, tra l ’ essere e il dover essere ” , col voler discutere di “ repubbliche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero ” 2 . 115

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