Transizione 1985
Nella tensione continua di aderire alla realtà per modificarla si è affermata ed estesa la larghissima popolarità di Berlinguer, meglio la consonanza con i modi di sentire di tante donne e tanti uomini, comunisti e no. Per tutto l ’ arco della sua direzione del partito: con i suoi passaggi difficili, le sconfitte, le svolte. Il dato appare ancora più rilevante quando pensiamo a quanti si sono interrogati, all ’ indomani della sconfitta della politica di solidarietà nazionale e del suo abbandono, se non fosse necessario l ’ avvicen damento di chi quella politica aveva promosso e personificato. Ma qui interessa rilevare soprattutto come Berlinguer abbia mantenuto e radicato il rispetto e il sostegno attorno a sé e al suo partito, apparendo esclusivamente nel suo ruolo politico, esprimen dosi solo nel linguaggio della politica per tutto un arco di tempo che ha visto la fase di ascesa e di declino accelerato della capacità di comunicazione e di presa del politico, dei partiti e del loro lin guaggio dominante. L ’ arroganza e miopia del governo, dei mezzi di comunicazione di massa, e della TV in primo luogo, hanno pro babilmente contribuito in modo rilevante a moltiplicare ogni gior no il senso di astrattezza, di lontananza del linguaggio politico prevalente dalle esperienze e dalle realtà quotidiane profondamente mutate. La parabola del linguaggio politico degli stati maggiori dei partiti negli “ anni di Berlinguer ” è stata anche studiata a suo tempo: dalla fase in cui il linguaggio della politica — e il suo primato — “ allarga la sua valenza fino a comprendere il sociale ” (gli anni immediatamente successivi al ’ 68), a quella in cui “ il po litico vuol dire soggetti determinati, istituzioni e partiti ” . Fino alla rapida conclusione della esperienza di solidarietà nazionale e della prospettiva del compromesso storico: quando irrompe la po litica come gesto, con il tentativo più spregiudicato, quello di Craxi, nel dominio e nell ’ uso spettacolare dei mezzi di comunica zione di massa. Nello stesso tempo si appanna la capacità di presa della comunicazione politica mentre si affermano linguaggi non di rettamente politici e anche non verbali, ma innovatori della politica (si pensi a tutta una fase dei movimenti delle donne). Nell ’ insieme cresce nettamente un processo di “ segregazione del linguaggio po litico ” , in cui “ i protagonisti del mondo politico (appunto, tutti?) invece di sforzarsi a tutti i costi di usare il linguaggio per comu nicare, lo usano consapevolmente per marcare attraverso le diffe renze specifiche che lo contraddistinguono, Videntità della propria 116
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