Transizione 1985
naie. Qui basta rilevare come non sia azzardato vedere nella pro posta dell ’ austerità agli intellettuali e poi alla classe operaia, agli operai, la scelta di fare in termini aggiornati della riforma intel lettuale e morale — collegata esplicitamente a un programma di riforma economica — il cardine della proposta politica dei comu nisti, e del partito il suo promotore: per realizzare “ un ulteriore sviluppo della volontà collettiva nazionale popolare verso il com pimento di una forma superiore (e totale, aggiungeva Gramsci) di civiltà moderna ” 6 . Resta il fatto che la rapida sconfitta della politica di solidarietà nazionale apre il varco ai tentativi spregiudicati e velleitari di quella variante dell ’ autonomia del politico che fa le sue prove con la “ governabilità ” e col “ decisionismo ” ; e insieme — tra i co munisti — impone un ripensamento faticoso che porta al lancio dell ’ alternativa democratica, come approdo della riflessione cri tica radicale sulla crisi della democrazia italiana, deformata dalle degenerazioni del sistema di potere dei partiti dominanti e alimen tata soprattutto dalla discriminazione anticomunista. Nella svolta dell ’ alternativa democratica — non certo favorita da gran parte delle culture di sinistra — l ’ assunzione, da parte di Berlinguer in primo luogo, della discriminante della questione mo rale contiene elementi di continuità, ma anche di innovazione pro fonda, di discontinuità nella tradizione comunista e nel modo di intendere la politica e il suo stesso primato: sembrano tornare in fatti le suggestioni della riforma intellettuale e morale. Solo che l ’ oggetto si sposta dall ’ obiettivo del progetto e del programma fondato sull ’ austerità — proprio di una forza di governo che su quell ’ obiettivo punta a mobilitare le energie solidali del paese e a rinnovare il consenso — alla discriminante del ripristino delle condizioni che rendano possibile “ un saldo rapporto di fiducia tra i cittadini e lo Stato ” , propria di una forza che si propone come promotrice essenziale del superamento delle distorsioni e degene razioni che hanno portato alla crisi della democrazia italiana. L ’ assunzione della questione morale come principale questione nazionale — così assillante negli ultimi anni di Berlinguer — si libera rapidamente da ogni residuo totalizzante, pure forte nelle formulazioni gramsciane che vedevano nel partito il banditore su periore della riforma morale e intellettuale, e si appropria della migliore ispirazione liberale nell ’ obiettivo di liberare le istituzioni dall ’ occupazione dei partiti e di ricambiare la maggioranza alla di 118
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