Transizione 1985

il nodo a partire dal quale si sviluppa la sua riflessione teorica, sia, infine, i motivi della difficile digeribilità del suo pensiero da parte della ‘ sinistra ’ 7 che, con rare eccezioni, si è sempre nutrita o della filosofia politica del liberalismo, caratterizzata dal mito dello Stato ‘ frugale ’ (minimo), o di quella di J.J. Rousseau, caratterizzata dal mito della ‘ sovranità popolare ’ , pensata come il luogo in cui il comando e l ’ obbedienza (così come il potere e la libertà) diventano la medesima cosa, finendo per rassomigliare alla notte dell ’ indi- stinzione di cui parlava Hegel. Heller ha sempre cercato di rendere chiare le ragioni della sua scelta. Partendo da un ’ antropologia, di tipo hobbesiano-kantiano, della ‘ insocievole socievolezza ’ , egli non fa coincidere una società senza classi con una società senza conflitti. La pluralità è per Hel ler come, in forme diverse già per Hobbes e per Aristotele, una dimensione della natura umana che non è possibile sradicare; sic ché l ’ unità politica, lo Stato, può esistere solo a partire da una qualche forma di pluralità. Conflitto ed evitamento del conflitto — integrazione — costituiscono per lui gli elementi essenziali della politica. La reductio ad unum, prodotta dall ’ unità politica, non può assorbire interamente né per sempre la pluralità sociale, la dimensione sincronica o diacronica della differenza. Heller po trebbe dire con Tommaso d ’ Aquino maxima unitas destruit civita- tem. Tuttavia anche se egli difende la ‘ pluralità ’ e la considera co me un elemento essenziale della sua dottrina dello Stato, non è un sostenitore del ‘ pluralismo ’ . Si deve, credo, ad E. Fraenkel la definizione più chiara del concetto di ‘ pluralismo ’ per quanto riguarda la teoria politica: “ Il pluralismo si fonda sulla fiducia ottimistica che un consensus omnium da raggiungere automaticamente è in genere abbastanza stabile da permettere a forze eterogenee di agire liberamente nel lo Stato e nella società; l ’ antipluralismo si fonda, invece, sul so spetto pessimistico che un consensus omnium automatico in genere è troppo debole, per poter rinunciare a far uso della forza (Ge tti alt} contro le forze eterogenee nello Stato e nella società ” 8 . Plu ralistica è dunque una teoria dello Stato che muove dal presup posto che l ’ unità politica risulti automaticamente — a posteriori — dalla cooperazione e dalla coesistenza dei diversi gruppi sociali. In altri termini, dall ’ assunzione che semplici regole procedurali siano sufficienti a produrre ed a mantenere in vita quell ’ unità. Qui la democrazia si riduce, come per Kelsen, a nient ’ altro che un insieme di procedure, al centro delle quali è il principio di mag 128

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