Transizione 1985

sione del PCI da ogni eventualità di governo o di influenza di maggioranza. Non è un caso che a patrocinare questa operazione nella DC siano forze solo l ’ altro ieri ostili all ’ incontro coi socialisti ed ora protese ad esaltare il ruolo propulsivo di un PSI esso stesso convertito... Tutto questo, sul piano politico, si traduce in un ’ operazione di logoramento del già precario equilibrio della solidarietà nazio nale e conduce alla proclamazione della linea dell ’ alternativa da parte del PCI, inizialmente come variante del processo e poi sem pre più come discorso « altro », con altri protagonisti, altri inter locutori ed alleati. La discontinuità è evidente e rappresenta per tutte le forze del dialogo una sconfitta, anche se il PCI cerca di mascherare la propria indurendo la linea e brandendo con rinno vata lena l ’ artiglio dell ’ opposizione. Quando parlo di verifica su questa fase — una verifica che comporta anche la considerazione delle mutazioni sociali del paese per effetto della crisi e delle trasformazioni produttive — penso anche ad un esame di ciò che allora dicevano, scrivevano, facevano i gruppi che, ad un certo punto, saranno sorpresi attorno al nu cleo della loggia massonica P2 ed al suo disegno politico. Se in vece prevalgono le reticenze e le prudenze attorno al periodo considerato, è difficile progredire: il peso di una vicenda non spiegata trascina tutto più in basso. Dalle ultime tornate elettorali è sembrato venire un segnale a favore della « stabilità ». Questo significa che la prospettiva del l ’ alternativa si allontana e va addirittura rimessa in discussione? Stabilità? Io credo che il paese l ’ abbia sempre cercata, anche quando erano in atto i tentativi di gestione oggi spregiativamente definita consociativa. Semmai c ’ è da chiedersi perché oggi preval gano altre istanze di stabilità. E l ’ alternativa che cosa è essa stessa se non una proposta di stabilità differente da quella esistente e criticata? Sicuramente l ’ alternativa così come l ’ hanno presentata negli ultimi anni prima Berlinguer e poi Natta ha subito un duro colpo; ed il PCI si è trovato soprattutto in uno stallo da crisi di alleanze. Ma forse non è neppure un male che questo sia acca duto se ne può conseguire una riflessione davvero a tutto campo e non limitata alla superficie. Da questo punto di vista l ’ autocri tica del PCI interessa tutta la democrazia italiana, non solo per il peso che il PCI vi esercita ma anche e soprattutto per il con 145

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