Transizione 1985

Riconoscere questi infortuni e queste carenze non è un futile esercizio di pessimismo intellettuale. Gli esseri umani hanno sempre vissuto in un mondo pieno di pericoli, e, anche presi individual mente e senza armi pesanti, sono essi stessi creature abbastanza pericolose: creature per le quali sarà sempre uno sforzo comportarsi con decenza, umiltà e generosità e che si sentono, nella migliore delle ipotesi, ambivalenti rispetto alle esigenze imposte dalla neces sità di limitarsi e rispettarsi a vicenda. Il socialismo si è a volte presentato come una formula magica capace di far sì che gli uomini si comportino in modo ammirevole senza fatica e di rimuovere l ’ ambivalenza delle responsabilità umane. Altre volte però si è presentato, in modo più sobrio e onorevole, come un progetto politico per un ’ azione collettiva che si propone di rimodellare le società umane (in particolare quelle prodotte dal capitalismo in dustriale) in conformità ad un modello moralmente più accettabile. Oggi è chiaro (e indubbiamente avrebbe dovuto essere stato chiaro da sempre) che una simile riforma della società è un compito assai complicato e che la sua riuscita non potrà che essere parziale. Dal punto di vista pratico vi sono forse due ostacoli principali, strettamente legati l ’ uno all ’ altro. Il primo riguarda l ’ organizzazione della produzione, a cominciare dal significato soggettivo del lavoro fino ai criteri e ai modi della sua allocazione e valutazione per una specifica popolazione, fino al sistema di coordinamento delle attivi tà produttive. Fino ad ora si è dimostrato assai difficile, per l ’ orga nizzazione socialista del lavoro, migliorare in modo molto significa tivo i risultati ottenuti nelle democrazie capitalistiche avanzate con forti organizzazioni sindacali indipendenti. Inoltre, e si tratta di un punto ancora più importante, si è rivelato estremamente difficile, per le economie socialiste, il coordinare le attività produttive in modo efficiente. Allo stato attuale delle cose sembra che queste economie si trovino di fronte ad una scelta obbligata fra l ’ introduzione di una ampia varietà di meccanismi di mercato (che in pratica generano dei diritti di quasi-proprietà sui mezzi di produzione e incoraggiano attivamente quella stessa competitività economica e quel tenace perseguimento del vantaggio materiale individuale così sviluppati nel capitalismo) e la tolleranza, nella produzione, di livelli di anar chia e di spreco che non sono di molto (se lo sono) inferiori a quelli che si verificano nelle economie capitalistiche; e, nel consumo, di un continuo e sistematico disinteresse per i bisogni e per i gusti di coloro che usano i beni e i servizi in questione. Vi sono ostacoli 79

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