Transizione 1985

questa sovranità della cultura e dei valori possa essere assicurata grazie alla costruzione e alla conservazione di una cultura politica fondata sulla reciproca credibilità e buona volontà. Qualsiasi ordine politico capace di esercitare una repressione sufficiente può racco gliere un consenso di facciata, ma per ottenere un reale consenso è necessario lottare e vincere continuamente. Sia per un partito socialista che aspiri al potere, sia per un governo socialista in carica che eserciti tale potere, il primo e più importante dovere politico è di essere credibile nei confronti di coloro ai quali si rivolge per ottenere il consenso o nei confronti di coloro che governa. Poiché il fine di una società socialista è quello di far sì che i cittadini vedano e sentano la loro relazione alla società come l ’ espressione di ciò che essi effettivamente apprezzano — la rappresentazione politica nel socialismo — ne segue che, per realizzare il proprio scopo, la società socialista deve essere vissuta come una cooperazione volontaria, e non come una sottomissione involontaria e riluttante. Il dovere di essere credibile è, in ul tima analisi, un dovere intellettuale. La speranza socialista è una speranza profondamente razionalista (quando assume forme impa zienti e presuntuose, essa diventa ridicolmente razionalista). La speranza socialista esige dai propri esponenti politici la capacità di conquistare la fiducia e il sostegno della maggioranza della popola zione sulla base delle effettive condizioni e sentimenti di quest ’ ul- tima, e di usare tale potere, e le vittorie conseguenti in modo da meritare la sua fiducia in quanto i risultati servono genuinamente i suoi interessi. Il potere socialista deve conquistare l ’ alleanza dei cittadini nei termini posti dai cittadini stessi (per quanto casuali e confusi essi possano essere da un punto di vista cognitivo) ed usare questa alleanza nei modi che sono obiettivamente vantaggiosi per i cittadini stessi. La tensione fra queste due esigenze è spesso doloro sa. Essa impone alla politica socialista uno sforzo educativo (ed autoeducativo) continuo, una lotta per rendere tanto le convinzioni dei politici, quanto quelle dei cittadini, meglio rispondenti alle esigenze della realtà e alla decenza morale. Non sorprende che questo compito sia stato spesso eluso. Le leadership dogmatiche ignorano i valori e le convinzioni della maggioranza e impongono il proprio presuntuoso senso della realtà, in modo aperto o dissimula to, nei confronti delle opinioni, considerate inferiori, di coloro che esse dirigono o governano. Le leadership che mancano di coraggio sono invece subalterne, in genere apertamente, rispetto alle opinio ni, generalmente peggiori, di coloro che essi dirigono o governano,

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