Transizione 1985
Lukàcs è stato quello di non distaccarsi o farsi allontanare dal movimento reale, dal partito rivoluzionario. Così, ad esempio, quando le sue tesi per il secondo congresso del partito comunista ungherese (note con il nome di Tesi di Blum) gli procurarono accuse di opportunismo e di deviazionismo di destra da parte di Béla Kun, questo fu il suo comportamento: «quando seppi da una fonte fidata che Béla Kun si accingeva a farmi espellere dal partito come “ liquidatore ” , essendomi ben nota l ’ influenza di Kun nell ’ In ternazionale, rinunciai ad una lotta ulteriore e resi pubblica una “ au tocritica ” . Anche allora ero certamente del tutto convinto della giustezza del mio punto di vista, ma sapevo anche — ad esempio, dalla sorte di Karl Korsch — che allora un ’ espulsione dal partito rappresentava l ’ impossibilità di partecipare attivamente alla lotta contro il fascismo che si avvicinava. Ed io redassi questa «autocriti ca» come “ biglietto di ingresso ” ad un ’ attività di questo genere» 41 . Rimanere ancorato al movimento, alla classe, significava per Lukàcs non perdere la possibilità di contare, di rendersi utile, di contribuire alla lotta antifascista, di servire la causa di liberazione della classe operaia 42 . E Lukàcs ha svolto questo suo servizio con quella energica e coraggiosa partiticità, con quella piena dedizione e fedeltà, con quel severo impegno etico, che sono le garanzie prime che un intellettuale comunista deve dare alla classe operaia. Ciò si vede bene nelle pagine autobiografiche — spesso taciute, bistrattate, mal interpretate o incomprese nel loro alto valore sem pre a causa di quella purtroppo diffusa sorta di censura-prevenzione intellettuale (e politica) di cui parlavamo prima — nelle quali Lukàcs espone la situazione in Unione Sovietica prima della seconda guerra mondiale: «Si dovè riconoscere che la fonte del contrasto fra le correnti progressive che arricchivano la cultura marxista e l ’ op pressione dogmatica di una burocrazia tirannica su ogni pensiero autonomo era da ricercarsi nel regime stesso di Stalin e pertanto anche nella sua persona. Tuttavia quando si trattava di prender posizione rispetto a questi fatti, ogni persona riflessiva doveva partire dalla situazione storica del momento, che era quella dell ’ a scesa di Hitler e della preparazione della sua guerra di annienta mento contro il socialismo. Mi è sempre stato ovvio che ad ogni decisione che tale situazione imponeva dovesse subordinarsi incon dizionatamente tutto, anche ciò che a me personalmente era più caro, anche l ’ opera stessa della mia vita. Io ritenevo che il compito principale della mia vita consistesse nel bene impiegare la concezio ne marxista-leninista in quei campi che io conoscevo, nel farla 102
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