Transizione 1985

ma una vera e propria preponderanza alla classe operaia (e se il discorso viene pronunciato a Reggio Emilia, in un ’ area nella quale la classe operaia, come i dati che Togliatti cita, non era certo maggioritaria — 31 per cento contro il 29 per cento di contadini fra gli iscritti — , figurarsi qual ’ era la situazione altrove in termini di operaismo ideologico più o meno dogmatico!); e quello esterno. A quest ’ ultimo preme dimostrare che il Pei è un partito operaista e settario; l ’ operazione è diretta a bloccare le possibilità di penetra zione del Pei nei ceti medi e quindi la sua espansione elettorale più che organizzativa. È nei confronti del fronte esterno che Togliatti contrattacca sul piano delle idee. Ma nei confronti del fronte inter no non scioglie i dubbi sugli eventuali contrasti di interessi; anzi, si potrebbe dire che li annega nella prospettiva di una ricostruzione da fare contro «i gruppi plutocratici e della speculazione». Gli anni Cinquanta avrebbero fatto segnare il passo alla strate gia delle alleanze sociali del Pei, mentre acceleravano i mutamenti nella struttura sociale del paese, la diversificazione di interessi e di idee alla quale il centro-sinistra avrebbe cercato di rispondere a- prendo spazi, ma non riuscendo a garantire la programmazione dello sviluppo, il coordinamento degli interventi e il trasferimento delle risorse. Le inadeguatezze e gli errori di democristiani e socia listi consentono alla strategia delle alleanze sociali del Pei di passa re, relativamente indenne, gli anni Sessanta e, per fare breve una lunga storia, addirittura di presentarsi all ’ offensiva, guidata dai sindacati, all ’ inizio degli anni Settanta. A questo punto, però, la contraddizione possibile fra strategia delle alleanze politiche e quel la delle alleanze sociali si presenta sotto forma di un significativo spostamento a destra di fasce di ceto medio urbano, soprattutto meridionale, di fronte all ’ avanzata sindacale. Il compromesso stori co può essere considerato, in questa luce, come un tentativo di dare la preminenza alle alleanze politiche, in chiave antifascista, piuttosto che alle alleanze sociali attraverso una precisazione degli obiettivi da perseguire. È in larghissima misura anch ’ esso una pro posta difensiva, motivata da una genuina e probabilmente non infondata preoccupazione per lo stato della democrazia italiana, ed è altresì una proposta statica, diretta com ’ è alle tre subculture princi pali del paese (cattolici, socialisti, comunisti) per una ripresa degli accordi antifascisti. Il fatto è che la dinamica sociale ha, se non fatto perdere, sicuramente allentato il controllo delle organizzazioni partitiche, che avevano innervato i loro gruppi di riferimento socia le, sulle rispettive alleanze sociali che, nel frattempo, hanno speri- 122

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