Transizione 1985
e degli obiettivi di un programma dell ’ alternativa. È il momento di porsi la classica domanda che gli storici, a ragione, evitano (magari dando poi numerose risposte implicite). Quali insegnamenti si possono trarre dall ’ impostazione togliattiana della strategia delle alleanze sociali che siano validi ed applicabili ancora oggi, anzi proprio oggi (e domani) nelle mutate condizioni? E sulla distinzione fondamentale fra interessi ed idee, che Togliatti utilizza creativamente, che può fare leva una aggiornata e moderna strategia di alleanze sociali. Non che questa sia tutta contenuta in nuce, in quella distinzione, ma ne presenta le potenzialità. Con qualche forzatura, credo sia possibile sostenere che Togliatti avreb be risposto ai problemi nuovi dell ’ aggregazione degli interessi cer cando le modalità di composizione degli interessi individuali con gli interessi collettivi, esaltando il ruolo del partito, come momento di sintesi e di elaborazione creativa. Che non avrebbe lasciato spazio eccessivo all ’ emergere di domande particolaristiche nell ’ ambito di organizzazioni e di associazioni vicine al Partito comunista, tramite importante del messaggio comunista con fasce ampie dell ’ elettorato. Ma che avrebbe, invece, sperimentato forme di composizione di questi interessi intorno ad un programma nazionale, di vasto respi ro. Che, infine, avrebbe accentuato l ’ importanza delle idee in una strategia di trasformazione, cercato l ’ individuazione, nella storia del Pei e della sinistra europea, del pensiero progressista occidentale (e certo anche di quello specificamente marxista) dei valori fondamen tali da perseguire. Se la critica togliattiana al riformismo ha ancora un suo fonda mento e una sua giustificazione («vi era nei riformisti un pericoloso particolarismo, cioè la tendenza a separare l ’ uno dall ’ altro i proble mi, in modo che veniva quasi sempre perduta la visione della prospettiva e dell ’ interesse generale del movimento»), essa implica il tentativo costante di tenere alto lo sguardo sui problemi comples sivi di trasformazione, delle classi sociali e delle loro alleanze, dei loro interessi e delle loro idee, dei loro portatori e dei loro alleati politici. Ma la critica togliattiana al riformismo deve anche essere letta, in maniera contemporanea, come critica di coloro che tentino l ’ applicazione di una strategia di alleanze sociali sommando gruppi e interessi, categorie ed esigenze, alla ricerca di una maggioranza ampia, ma eterogenea, le cui contraddizioni inevitabilmente scop pieranno nella fase di (eventuale) governo della complessità sociale (e delle sue rigidità). Infatti, una moderna strategia di alleanze sociali non è rappre 125
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