Transizione 1985

lo status quo (significativo, in proposito, è stato nelle ultime ele zioni il numero di politici in carica che sono stati rieletti, a co minciare, naturalmente, dallo stesso presidente). Nelle elezioni del 1984, con una ripresa economica in pieno slancio e un umore di notevole fiducia nel paese, era difficile batte re il presidente in carica. Gli elettori lo identificavano con la pro sperità e lo stato di pace in cui si trovava il paese. Una vittoria della lista del partito democratico prometteva, per contro, incertezza e cambiamento. Quantomeno Reagan, lo spirito dei suoi programmi, alcuni trat ti stessi della sua personalità, fin dalla sua prima elezione sembrano aver incontrato un umore che nel paese andava maturando già da tempo. È difficile dire quanto tale umore, alcuni elementi specifici di esso, venissero da una lunga crescita. La stessa tendenza alba «riduzione dello stato» (in buona parte è una falsa caratterizzazione della politica di questa presidenza, se con essa la proporzione della spesa pubblica rispetto al prodotto interno lordo è cresciuta consi derevolmente rispetto agli anni di Carter) ha avuto altri momenti di centralità nella problematica politica del paese, come negli anni del dopoguerra. Più facile è individuare sviluppi contingenti che, quantomeno, hanno aiutato a porre o riportare certe tematiche al centro del dibattito politico. Così la vicenda iraniana («perdita» dell ’ Iran, se condo «shock petrolifero», ostaggi statunitensi) ha riprodotto nel paese, alla fine del decennio scorso, il senso di frustrazione e di sconfitta vissuti già e più a lungo con la guerra del Viet Nam. E se i programmi economici originariamente proposti da Reagan e la rea zione allo stato del welfare — passati, poi, in realtà, solo in manie ra limitata — possono vedersi come la scelta di proteggere interessi specifici, questa tendenza può esser stata resa più pressante dai profondi assestamenti attraverso cui, per la guerra del Viet Nam e le crisi energetiche, l ’ economia statunitense è dovuta passare nel decennio scorso. Che la «rivolta delle tasse» fosse un problema centrale per importanti settori del pubblico era già chiaro nel 1978 (la Proposta 13 in California). E, prima che Ronald Reagan appa risse come il dirigente più capace di gestire queste spinte politiche, una forte espansione della spesa militare era già stata vista come risposta alle difficoltà della politica estera del paese da una maggio ranza dei legislatori (dibattito sul trattato SALT 2 al Senato, nel l ’ estate-autunno del 1979). 132

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