Transizione 1985
zone suburbane), fra stati che accettano la contrattazione collettiva del sindacato e quelli che la vietano, fra regioni in cui si sviluppa la nuova industria ad alta tecnologia e quelle dell ’ economia dell ’ ac ciaio e dell ’ automobile, fra quelle produttrici di materie prime e di energia e quelle che le consumano. Le nuove problematiche politi che si sviluppano tra la fine degli anni Sessanta e l ’ inizio del decen nio successivo ed è in questo momento che i due partiti principali cercano di ricostituire la loro base in nuove coalizioni sociali. Dopo i contraccolpi subiti per la rivoluzione dei diritti civili («secessione» dei bianchi del Sud conseguente alla desegregazione razziale), il partito democratico subisce un secondo, duro colpo con la frattura interna provocata dal Viet Nam (Congresso di Chicago del partito democratico, del 1968). La guerra separa nettamente, nel partito, «vecchi» e «nuovi» liberal ’ , i primi si identificano con gli interessi sindacali, la crescita economica, i consumi e la pax americana come base della politica estera, i secondo con i nuovi valori legati alla tematica dei «limiti della crescita» e all ’ opposizione alla guerra e alla politica estera tradizionale. Da questo momento il partito segue due ispirazioni distinte e spesso fra loro contraddittorie. Non si tratta però di un ’ evoluzione solo della politica del parti to democratico, bensì anche della sua organizzazione. Nella fase apertasi con la guerra nel Sud-Est asiatico, infatti, esso ha cercato di adattarsi alle nuove esigenze che emergevano nella politica del pae se. La riforma Frazer-McGovern, del 1969 (in seguito a Chicago), ha rappresentato sia un segno di quella capacità del partito, sia però anche, in larga misura, la fine del vecchio partito. Ha portato alla fine dei boss, delle quote di delegati assegnati all ’ apparato e alle macchine amministrative controllate dai democratici; ha portato all ’ aumento delle primarie per la designazione dei candidati del partito. Il partito di Dailey (sindaco di Chicago) e di Meany (presi dente della AFL-CIO) sparisce nel 1972. E, proprio di fronte alle presidenziali di quell ’ anno, Meany libera il voto degli aderenti ai sindacati dall ’ impegno verso il partito democratico. Ma il «bossis- mo» — apparirà chiaro in quelle e nelle elezioni successive — in buona misura era anche la vera, efficace macchina del partito. I democratici, dicevo sopra, non hanno più trovato al livello nazionale, una strategia unitaria e convincente. Walter Mondale nelle scorse elezioni tentava di rivitalizzare la vecchia coalizione (sindacati e gruppi etnici. E, proprio per questo, subiva l ’ accusa di rappresentare «interessi speciali» — un ’ accusa rilevante nel conte sto dei valori politici affermatisi più di recente. Il tentativo di 134
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