Transizione 1986
alla ricerca di un posto. Bisogna riconoscere che si tratterebbe di una situazione estrema, perché, se da una parte è vero che la disoccupazione calerebbe immediatamente, è anche vero che alcuni finirebbero sul lastrico, non riuscendo a trovare lavoro neppure nelle condizioni più favorevoli. Quindi, la seconda parte della pro posta è quella di avere una garanzia del posto di lavoro, il governo cioè offrirebbe un lavoro a tutti coloro che non riescono a trovarne uno. Non si tratterebbe di un lavoro allettante, con normali pro spettive di carriera, ma solo di un ’ alternativa al sussidio di disoccu pazione, dopo, diciamo, un periodo di sei mesi. Si tratterebbe di una drastica riforma del mercato del lavoro che ovvierebbe al fatto che stiamo coltivando la disoccupazione come professione. Penso si tratti di una soluzione perfettamente ragionevole che, prima o poi, dovrete prendere in considerazione. Che si decida di sospendere il pagamento del sussidio di disoccupazione dopo sei mesi o dopo sette, che si tratti di un provvedimento ciclico, sono tutte questioni da discutere, comunque l ’ istituzione di un sistema di garanzie del posto di lavoro insieme alla limitazione molto drastica dei sussidi di disoccupazione, rappresenterebbe una grossa svolta sia per il supply-side dell ’ economia che per il bilancio. Tale programma do vrebbe essere parte di una drastica riforma macroeconomica in Europa. È molto difficile costruire un consenso sociale riguardo a propo ste di questo tipo. Per definizione, si tratta di politiche proposte o intraprese in un momento felice. Penso che ogni paese, quando le cose vanno male, debba promuovere il consenso intorno ad una strategia alternativa. Si tratta di una questione molto delicata ma, se non viene discussa la possibilità di un ’ alternativa, non si può* neanche pensare alla possibilità di formare una coalizione. Penso sia molto importante discuterne e constare che molti hanno interesse a che venga attuata, ma questo si può fare se ciascuno darà il proprio contributo. Il lato negativo della questione è che i ceti medi hanno molto da perdere, basti pensare ai detentori di titoli, a coloro che hanno un posto di lavoro garantito. Penso però che un elemento di speranza stia nel fatto che, se un giovane su tre è senza lavoro, le resistenze di costoro debbono essere superate. Questi giovani sono, ora, «nascosti» nelle università, e il periodo di disoccupazione acuta non si è ancora fatto sentire. Quando usciranno dalle università, allora la gente comincerà a rendersi conto che forse le cose stanno molto peggio di quanto le statistiche non lascino supporre: è a questo punto che il ceto medio comincerà ad allarmarsi. Quando la 197
Made with FlippingBook Online newsletter creator