Transizione 1986
disoccupazione uscirà dalle università per riversarsi sul mercato del lavoro, allora i ceti medi saranno costretti a prendere atto della situazione e a dire: «Ecco la possibilità di fare qualcosa di sensa to!». Si tratta ovviamente di un fatto spiacevole, ma è questa la dinamica che caratterizzerà l ’ evolversi della situazione. La riformu lazione della politica economica europea è una questione molto complessa. Un primo ministro del Belgio, quello vero intendo, tanti anni fa affermò di ritenere che, in fin dei conti, i problemi fiscali del suo paese derivassero dal fatto di appartenere allo SME, poiché, nel tentativo di ridurre l ’ inflazione, cosa di cui c ’ era effettivamente bisogno, non si riusciva che a far lievitare i tassi d ’ interesse e l ’ indebitamento, invece di calare, cresceva. In pratica, il sistema economico belga era così squilibrato da divenire, col passare del tempo, incontrollabile. È mia opinione che lo SME abbia funzionato ad un ritmo non congeniale a molti paesi: alcuni, come la Germania, ne hanno tratto vantaggi, mentre altri hanno accumulato costi che, a breve termine, non sono stati avver titi. Si è spesso detto: «C ’ è lo SME, e, di conseguenza, abbiamo un ’ inflazione molto minore che se non ci fosse». Si è però determi nata una sopravvalutazione dei tassi di cambio, e tassi d ’ interesse reali troppo alti, con tutti i costi aggiuntivi che ne derivano. Ciò, alla fine, ha causato squilibri tali da rendere tutto il sistema ineffi cace. Rimane l ’ obbiettivo dell ’ integrazione europea, cosa senza dub bio molto importante, ma l ’ integrazione dovrebbe essere una strada a doppio senso. Ciò che è del tutto evidente a questo punto è che, continuando a perseguire una politica di lotta all ’ inflazione, in trancia e in Italia, si è determinata una forte egemonia della Ger mania nelle decisioni relative alla politica monetaria e fiscale e. di conseguenza, anche del deficit, a vantaggio soprattutto della Ger mania stessa. In una situazione di questo tipo, non è facile attuare una politica espansiva, visto che il settore «non tedesco» dello SME si è dimostrato straordinariamente poco aggressivo su questioni particolarmente onerose per tutti, tranne che per la Germania, e che oltre tutto si sono rivelate inutili. Si dirà che nulla si poteva fare per via del dollaro, ma adesso le cose sono cambiate: sono passati già alcuni mesi da quel 25 di settembre e non si è ancora vista quella grande espansione che ora tutti si possono permettere di attuare. Ci si aspetterebbe che adesso un paese come l ’ Italia reclami a gran voce l ’ espansione, data la situazione favorevole; ma ciò non avviene, per cui bisogna chiedersi quali siano le vere intenzioni dei 198
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