Transizione 1986

REPLICA

Michael J. Piore

Più analizzo la situazione attuale e più mi convinco che stiamo vivendo una fase di transizione da un particolare tipo di struttura, di organizzazione tecnologica, ad un ’ altra. Si tratta di un cambia mento fondamentale che si sta verificando attualmente nei paesi industrializzati. Che io abbia descritto correttamente ciò che ci lasciamo alle spalle e quello che ci attende, è un ’ altra questione, e sono disposto a fare una serie di distinzioni a seconda delle situa zioni o delle caratteristiche del mondo che ci aspetta. Ma che ci si stia dirigendo verso un mondo nuovo e che ci si stia preparando a vivere in una nuova struttura tecnologica, non ho alcun dubbio. È questa la questione principale che dovete considerare da un punto di vista microeconomico. Nel dibattito sulle strutture microecono miche, o economiche più in generale, è necessario tenere presente come gestire questo passaggio verso un mondo tecnologicamente dinamico. Il primo commento che vorrei fare riguardo al dibattito sulla flessibilità è che esso si concentra sulla questione sbagliata. Il quesito che ci si deve porre non è tanto se il sistema imponga o meno agli imprenditori di assumere un 3-4% in più di lavoratori a breve termine, quanto come l ’ attuale struttura influisca sulla transi zione verso un nuovo contesto tecnologico. Ed è proprio questo punto che è stato perso di vista nell ’ attuale dibattito. In secondo luogo, vorrei fare una distinzione fra la questione relativa alla reale consistenza, nel momento attuale, di una fase di trasformazione tecnologica e quella riguardante la natura della nuova struttura. Il secondo punto che volevo sottolineare, e che, secondo me, non dipende da una particolare caratterizzazione della nuova struttu ra, è che le imprese si trovano tutte di fronte a una scelta: mirare ad una trasformazione a lungo termine in relazione alla loro compe 201

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