Transizione 1986

titività sul mercato o cercare di sopravvivere di giorno in giorno, adottando un ’ ottica a breve termine di riduzione dei costi. E se si va ad analizzare più da vicino la situazione delle imprese, come ho fatto io negli ultimi due o tre mesi, si vede che esiste un dibattito molto acceso che varia da impresa a impresa. Tutti stanno cercando di dare una risposta alla questione della scelta fra sopravvivenza a breve termine e trasformazione nel lungo periodo. Questo per quel che riguarda le singole imprese. Certo, rispetto all ’ economia nel suo insieme, la strategia e la politica da perseguire deve costituire un compromesso fra questi due approcci. Senza dubbio un ’ impresa deve anche occuparsi del risparmio a breve termine e della soprav vivenza quotidiana, mentre l ’ economia nel suo complesso deve ov viamente considerare entrambe le prospettive. Non ci si può gettare a capofitto nella trasformazione a lungo termine concentrandosi sulla struttura industriale del futuro trascurando completamente il breve periodo, ma è necessario un compromesso. D ’ altro canto, mi sembra chiaro che molte imprese possono e sono effettivamente disposte ad abbandonare una strategia proiettata esclusivamente verso il futuro a favore di un approccio più a breve termine, basato sulla sopravvivenza e la competitività quotidiane e sul taglio dei costi. Penso che non si sostituisca la saggezza accademica all ’ ottica imprenditoriale di Keynes quando si dice che bisogna creare un ambiente imprenditoriale di strategia politica in cui vengano prese decisioni atte a stimolare il più possibile le imprese, e con esse tutta la comunità, a ragionare in termini di lungo periodo e in cui venga no orientate tutte le decisioni e i compromessi in una prospettiva di lungo periodo e non più di breve termine. Penso che sia questo il clima imprenditoriale di cui si ha bisogno. La seconda osservazione che volevo fare riguardo al dibattito sulla flessibilità, al modo in cui questo viene portato avanti e alle pressioni dei cosiddetti liberali in Europa, è che stanno creando un clima tale da incoraggiare una prospettiva a breve termine in tutta l ’ economia europea a livello delle imprese, e da scoraggiare quell ’ ottica di lungo periodo che è essenziale se si vuole veramente operare una transizione verso un nuovo sistema. Il terzo punto che si comincia a delineare è: «verso che tipo di mondo ci stiamo dirigendo?». Nel nuovo mondo verso cui stiamo andando, non tutti saranno necessariamente coinvolti nei settori più importanti e prosperi dell ’ economia. Si tratta di un mondo in cui esiste dualismo nel senso negativo della parola, in cui ci sono settori molto prosperi a fianco di grande povertà. Penso che uno dei fattori 202

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