Transizione 1986
libro di Heller e Fehér rappresenta da un lato un ’ analisi (un ’ analisi importante, come dicevamo, e nonostante tutto la migliore sul te ma), ma esso è d ’ altro lato anche un libro militante che lotta contro il disfattismo occidentale (solo europeo, secondo me). Come scritto militante esso è alla ricerca di alleati. In occidente l ’ alleato a cui si rivolge è la sinistra democratica. «A contribution to an alternative politics of thè democratic left»: questo l ’ obiettivo di chiarato degli autori. Dichiarazione, però, questa, intimamente contradditoria. La sinistra democratica, alla cui politica alternativa questo libro vuole contribuire, è al tempo stesso l ’ oggetto dell ’ ana lisi degli autori (che oltretutto identificano il movimento intero con l ’ ala del «meglio rossi che morti») e quindi il loro nemico principale. Sarebbe ora che ci rendessimo conto una volta per tutte che la sinistra è tutt ’ altro che l ’ erede delle tradizioni di quell ’ illu minismo che Heller e Fehér con tanta combattività difendono. O più concretamente: è del tutto naturale che la sinistra non abbia paura di una alternativa reale data dall ’ egemonia russa in Europa. Il problema nasce dal fatto che in Europa sono sempre meno quelli che hanno paura di una tale prospettiva, senza per ciò essere di sinistra. Perché mai costoro dovrebbero avere paura? L ’ affermarsi di un ’ egemonia russa in Europa non significherebbe affatto per gli europei occidentali trasformare il proprio modo di vita. E l ’ atteg giamento della gente non viene certamente determinato da valori astratti bensì da prospettive di vita concrete. Dicevamo che la crisi, che in Europa ha prodotto il disfatti smo, ha finora investito soltanto l ’ Europa e non l ’ occidente nel suo insieme. Non voglio certamente affermare che non vi sia una crisi profonda della civiltà occidentale. Per quanto la civiltà ameri cana abbia alcuni tratti ben definiti che la distinguono sotto molti aspetti da quella europea, essa rientra pur tuttavia nello stesso tipo di civiltà che accomuna i popoli europei, pur tenendo conto delle differenze più o meno forti tra una società e l ’ altra. In Europa si stanno manifestando i sintomi della crisi interna di una forma di civiltà, che in America è rimasta finora più o meno salda e che pertanto ha sostanzialmente conservato la fiducia in sé. A mio avviso, caratteristica principale di questa civiltà è il confronto tra essere e dovere, ossia la tendenza a trascendere con tinuamente l ’ esistente in nome dei valori. La libertà come valore universale può insomma avere un senso soltanto nel quadro di questo confronto di base. La libertà è sempre libertà di qualcosa, libertà di costruire qualcosa in grado di modificare l ’ esistente (il 42
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